GOLDSTAUB CLOTILDE
Familiari coinvolti:
Goldstaub Clotilde, da Zevulun e Pasqua Basevi; nata il 21 settembre 1890 a Mantova. Nubile. Casalinga. Residente con la famiglia a Bologna in via Belle Arti n. 40. Membro della Comunità ebraica di Bologna.
È arrestata a Bologna il 7 novembre 1943, con il padre e la madre, nel corso della retata organizzata dal reparto speciale di SS comandato dal capitano Theodor Dannecker con l'ausilio di agenti di polizia italiana e carabinieri.
Senza passare dal carcere cittadino, è condotta nel luogo di concentramento (che una testimone descriverà come una caserma militare, forse le Caserme Rosse) dove stavano affluendo gli ebrei catturati in città e quelli fatti giungere dopo l'arresto a Siena.
Vi rimarrà fino al 9 novembre 1943 quando sarà trasferita anch'essa alla stazione ferroviaria di Bologna per essere caricata sui vagoni del convoglio partito da Firenze con gli ebrei catturati in quella città e diretto al campo di sterminio di Auschwitz.
È dubbia la eventuale immatricolazione all'arrivo ad Auschwitz il 14 novembre 1943. Deceduta in luogo ignoto in data ignota.
Sulla cattura della famiglia Goldstaub, esiste la testimonianza del figlio Loris, che solo per pochi minuti riesce ad evitare la cattura mentre torna alla residenza al rientro da un viaggio a Roma, e dopo aver passato la notte precedente presso la casa della fidanzata Margherita, in via Belle Arti 39, di fronte alla propria (*):
Mentre salivo la prima rampa di scale, sentii una voce conosciuta che mi rincorreva mi esortava a fermarmi: “Si fermi si fermi vada via!". Mi voltai, quella mia amica arpista che abitava di fronte a me e che dalla sua finestra mi aveva visto entrare. Mi disse che pochi minuti prima un Milite tedesco e un carabiniere italiano avevano prelevato mio padre, mia madre, la sorella Clotilde ed una nostra parente (non ebrea), e a piedi, con solo un fagotto di indumenti personali, li portavano verso la piazza.
Il mattino dopo senti prepotente il bisogno di uscire da casa con la speranza di poter avere qualche notizia da conoscenti per sapere se avessero visto passare i miei familiari con le guardie e dove li avessero portati. Margherita non riuscì a trattenermi, presi la mia bicicletta, che le avevo consegnato prima di partire per Roma, e scesi in strada. Lì vicino, vi era il negozio di un arrotino, nostro conoscente. Entrai e gli chiesi se per caso fosse in grado di darmi qualche notizia. Mi rispose che mentre quella mattina apriva il negozio vide, con sorpresa, passare i miei cari e la loro ospite che portavano con loro un fagotto, probabilmente indumenti personali e camminavano fra un tedesco e un carabiniere. Seppi poi da altri che, sempre camminando a piedi, li portarono in piazza Maggiore ove li fecero salire su un camion, sul quale erano già stipate altre persone. Poi il camion partì e, da quel momento, non si ebbero più notizie di loro.
Il nome di Goldstaub Clotilde è ricordato a Bologna nella Lapide della Comunità Israelitica in via Mario Finzi tra quelli dei membri deportati senza ritorno.
NOTE:
(*) Delburgo Caterina, Pardo Lucio, Barbarie sotto le due torri, Leggi razziali e Shoah a Bologna, II Edizione, a cura del Centro stampa regionale - Servizio Informazione e Comunicazione dell’Assemblea legislativa Regione dell’Emilia-Romagna, 2018
FONTI A STAMPA E ARCHIVISTICHE:
– Picciotto, Il libro della memoria, ad nomen
– Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Ufficio A.B.E.
– Alba Valech Capozzi, A 24029, Soc. An. Poligrafica, Siena 1946, pp. 11-14
– Delburgo Caterina, Pardo Lucio, Barbarie sotto le due torri, Leggi razziali e Shoah a Bologna, II Edizione, a cura del Centro stampa regionale - Servizio Informazione e Comunicazione dell’Assemblea legislativa Regione dell’Emilia-Romagna, 2018
– CDEC DIGITAL LIBRARY:
Scheda biografica di Goldstaub Clotilde.
http://digital-library.cdec.it/cdec-web/persone/detail/person-3171/goldstaub-clotilde.html

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