Dall'internamento alla deportazione

 

Da Bazzano a Reichenau, poi Vittel

L’internamento nelle due località bolognesi degli ebrei anglo-libici prosegue senza cambiamenti significativi anche durante la parentesi badogliana e nelle prime settimane di occupazione tedesca. Poi, il primo giorno dell'ottobre 1943, a Bazzano giungono alcuni camion di soldati tedeschi incaricati di provvedere alla deportazione di tutti gli occupanti della «Bagantona», in quel momento 54 persone per effetto di alcuni trasferimenti.

Questo il racconto che ne farà uno degli internati dopo la guerra.1

Il primo ottobre 1943, all’alba, verso le 6, fummo svegliati dal rumore di camion pesanti, che noi credevamo passassero sulla strada vicina, ma subito dopo sentimmo forti colpi sulla porta, aprimmo e davanti a noi apparve una gruppo di SS armate di mitra e fucili. Noi non sapevamo il tedesco, ma capimmo che erano venuti a prenderci. Ci lasciarono 10 minuti per preparare i nostri bagagli. Velocemente, la paura ci fece mettere nelle casse e valige tutto quello che ci capitò sottomano. I nostri bagagli furono gettati su un camion e noi fummo fatti salire su un altro sorvegliati da SS. Erano una ventina, uomini tra i 20 e 30 anni; noi eravamo 54 persone. C’erano fra noi 25 bambini, 5 donne anziane e 3 vegliardi. Arrivati a Bologna capitammo proprio in occasione di un allarme aereo [effettivamente avvenuto in tale data con il bombardamento da parte di 4 aerei alleati] e solamente quando i nostri bambini si misero a piangere per la paura fummo portati in un rifugio sotterraneo, dove siamo restati 4 ore, senza un pezzo di pane per i nostri bambini e senza bere, sempre sorvegliati dalle SS con la la baionetta sul fucile. In seguito fummo fatti salire su un vagone merci per il trasporto animali, dove la metà fu occupata dai nostri bagagli, noi tutti stretti, senza aria e senza acqua; la Croce Rossa ci ha distribuito solo un pezzo di pane per persona e una mela, e soprattutto abbiamo iniziato un viaggio molto scomodo, con un solo secchio per tutte le 54 persone, un viaggio orribile, a cui credevamo di non sopravvivere, che durò due giorni e una notte. Disperati, noi battevamo sulla porta quando il treno faceva sosta, ma la Croce Rossa non venne più al vagone, perché le SS che ci accompagnavano urlavano «Ebrei! Ebrei!». Alle ore 11 del mattino il treno si fermò. Eravamo 12 uomini, messi stretti in una piccola vettura, come veri criminali, mentre le nostre donne furono messe su un altro camion e le due vetture si diressero verso Reichenau, vicino a Innsbruck, in un «arbeitserziehungslager», un campo di rieducazione al lavoro. Più tardi capimmo quale genere di educazione le SS volevano darci.

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Il campo di Reichenau era stato istituito nell’agosto 1941 per ordine dell’Ufficio superiore per la sicurezza del Reich di Berlino (Reichssicherheitshauptamt – RSHA) in collaborazione con l’Ufficio del lavoro di Innsbruck allo scopo di detenere in attesa di chiarimenti e provvedimenti i numerosi lavoratori italiani che scappavano dai loro luoghi di lavoro nel Reich per tornare in Italia attraversando il confine del Brennero.2 In seguito, nel 1942, era divenuto anche AEL – Arbeitserziehungslager, per rieducare attraverso mansioni di lavoro massacranti i lavoratori tedeschi e stranieri riottosi, da rimandare dopo un periodo di 56 giorni sul precedente posto di lavoro, oppure, in un KL (come Mauthausen, Dachau, o altri), se ritenuti non sufficientemente rieducabili. Infine dal 1943 in avanti divenne anche importante campo di transito per  i deportati e i lavoratori rastrellati in Italia o altre zone di occupazione.

1)   2)

La ragione per cui ospitò per un lungo periodo anche gli ebrei anglo-libici provenienti da Bazzano non è chiara. Una ipotesi potrebbe essere la necessità di disporre di ulteriore manodopera da utilizzare in loco, ma la prevalente composizione infantile e femminile di quel gruppo, rende tale motivazione assai dubbia. Forse fu solo considerata una tappa provvisoria prima di un inoltro verso Bergen Belsen, come avvenne invece direttamente per gli altri anglo-libici provenienti dall’Italia, una tappa che per qualche ragione però si prolungherà per circa 7 mesi.

Nella stessa memoria raccolta nel dopoguerra l’anonimo testimone riferisce molti dettagli ed episodi della detenzione a Reichenau. Una prigionia estremamente dura, costellata di atti di violenza gratuiti, e segnata dalla fame, una prigionia del tutto simile a quella che caratterizzava i maggiori campi di concentramento SS. Gli uomini all’arrivo sono separati e destinati ad una baracca adiacente a quella a cui sono assegnate le donne e i minori, il che faciliterà le comunicazioni e lo scambio di viveri e oggetti. Nonostante le dure corvée di lavoro a cui gli uomini sono destinati, spesso fuori dal campo, si verificherà nel gruppo un solo decesso, quello di Scialom Reginiano, di 27 anni, che a causa delle mani gonfie per il freddo non riusciva più a lavorare; per punirlo venne bersagliato con getti d'acqua fredda e lasciato all'aperto; ammalatosi gravemente sarà ricoverato in infermeria, ma ormai troppo tardi.

Poi, dopo un brevissimo preavviso, nell’aprile 1944 l’intero gruppo è trasferito al campo di internamento tedesco di Vittel, in territorio francese.

 

Da Camugnano a Fossoli, Bergen Belsen, Vittel

Se a Bazzano la deportazione avviene relativamente presto, a Camugnano, al contrario, il gruppo di ebrei anglo-libici è sgombrato solo il 5 gennaio 1944, ad opera di agenti di polizia italiana che hanno ordine di condurli a Bologna, da dove devono essere fatti proseguire per il campo di Fossoli. Sul momento non è consentito loro di portare alcun bagaglio, poiché non c’è spazio sul camion. Giulia Cohen nella intervista ricorda che i militi italiani incaricati dell'arresto non lasciarono loro nemmeno il tempo di cambiarsi d'abito, ma lei e la madre riuscirono ugualmente ad indossare un secondo vestito sull'altro, cosa che non riuscì ad altre donne.3

Il trasporto avrebbe dovuto riguardare tutti i 35 internati presenti all’epoca, ma due di essi, Oscar Sutton e Clemente Reginiano (di Scialom), si trovavano da qualche giorno reclusi nel carcere mandamentale di Castiglione dei Pepoli, per accertamenti.4

All’arrivo a Bologna gli adulti sono destinati al carcere di San Giovanni in Monte, dove risultano regolarmente registrati a disposizione della Questura: i 4 uomini con matricole dalla 8953 alla 8956 nel settore maschile, le 15 donne con matricole dalla 1786 alla 1800, nel settore femminile, dove entrarono anche i due bimbi più piccoli, nati nel 1943. Gli altri minori sono separati: i 7 più giovani, nati tra il 1932 e il 1940, tra cui tutte le femmine, furono destinati all’istituto religioso San Giuseppe, in via Parisio n.28, mentre i 5 adolescenti maschi, nati tra il 1929 e il 1934 sono destinati al riformatorio Pietro Siciliani. Ancora Giulia Cohen ricorderà che in ogni cella del settore femminile di San Giovanni in Monte, gestito da suore, furono rinchiuse 8/10 persone.5

La carcerazione si conclude dopo cinque giorni, il 10 gennaio 1944, quando tutto il gruppo è caricato su una vettura ferroviaria appositamente fatta aggiungere al treno 154 in partenza dalla stazione di Borgo Panigale (la stazione centrale si trovava fuori uso causa bombardamenti alleati), che avrebbe poi dovuto proseguire fino a Carpi con il treno 2268. Specificava il Questore nell’ordine inviato l’8 gennaio 1944 al Capo compartimento FF.SS:

Questo ufficio deve provvedere alla traduzione al campo di concentramento di Carpi di Modena di circa 30 ebrei. Si prega, pertanto, disporre che al treno in partenza dalla stazione di Borgo Panigale  alle ore 7 del 10 corr. sia agganciata una vettura di terza classe che dovrà rimanere a disposizione di questo ufficio per i motivi anzidetti. Tale richiesta è indispensabile trattandosi di sudditi inglesi che non debbono avere contatti con altri viaggiatori.6

Dell’arrivo nel campo di Carpi, come da prassi, è data ricevuta dal Questore di Modena a quello di Bologna con un telegramma, nel quale però si sollecita a far giungere al campo con la massima urgenza gli effetti personali e le coperte trattenuti a Camugnano. Il problema avrebbe impegnato le varie autorità in una successiva corrispondenza fino ad almeno il 22 gennaio, allo scopo di definire chi avrebbe dovuto accollarsi le spese del trasporto, infine realizzato a cura del Podestà di Camugnano, pagato dalla tesoreria della prefettura.7 Comunicazione dell'avvenuto trasferimento a Fossoli sarà data anche al dirigente del comando di Bologna della polizia tedesca Sipo-SD, come da prassi.8

Nel frattempo gli ebrei anglo-libici si trovano internati nel settore italiano di Fossoli, quello del «campo vecchio», dove sarebbero giunti altri ebrei connazionali da vari luoghi di internamento, destinati ad essere deportati anch'essi a Bergen Belsen, mentre altri ebrei italiani e stranieri catturati nella penisola entrano invece nel settore tedesco del campo, per essere trasportati principalmente ad Auschwitz-Birkenau.9

3)

Perché Bergen Belsen? Il lager SS di Bergen Belsen nacque nell’aprile 1943 come porzione separata del preesistente campo di prigionia militare, lo Stalag 311 o XI-C, allo scopo preciso di istituire un campo in cui rinchiudere prigionieri stranieri, ebrei ma non solo, potenzialmente utili ad essere barattati con prigionieri tedeschi in mano alleata. Vi furono creati due settori distinti: il campo residenziale (Aufenthaltslager) e il campo di detenzione (Haeftlingslager). Il primo a sua volta fu diviso tra il cosiddetto «campo stella» (Sternlager), dove gli ebrei dovevano indossare la stella gialla, un «campo dei neutrali», dove furono rinchiusi spagnoli, portoghesi e argentini, e altri settori ancora, per le diverse esigenze di catalogazione a scopo di scambio che via via maturarono nel corso della guerra. I reclusi nel «campo stella», uomini e donne, tenuti in baracche separate, dovevano sottostare ad un trattamento assai duro, con corvée di lavoro per la gestione del campo e nella fabbrica di riciclo di calzature militari.10

Tra le migliaia di ebrei che vi giunsero di varie nazionalità e da vari territori occupati, una parte effettivamente potè essere utilizzata come «ebrei da baratto», trasferita in paesi neutrali e/o in altri campi provvisori non sotto controllo SS. Altri furono invece destinati dopo qualche tempo ad Auschwitz, perché non immediatamente utilizzabili in uno scambio. Dall’autunno 1944 poi la situazione del lager di Bergen Belsen iniziò a peggiorare rapidamente, a seguito dell’arrivo di prigionieri evacuati da altri campi e da Auschwitz, in numero così massiccio da far perdere il controllo della situazione igienica e alimentare da parte delle SS, con la conseguenza di una epidemia di tifo che portò alla morte di decine di migliaia di persone (tra loro, nel febbraio 1945, anche Anna Frank e la sorella Margot). Alcune migliaia dei sopravvissuti ancora presenti all’inizio di aprile furono in parte messi in partenza su tre diversi convogli di evacuazione destinati a Theresienstadt (in ceco Terezín), dove però non giunsero mai, lasciandosi dietro centinaia di morti.11 I rimanenti furono liberati il 15 aprile 1945 all’arrivo degli alleati, che misero poi su pellicola le terribili immagini divenute tristemente famose delle montagne di cadaveri sepolti con le ruspe.

Gli ebrei anglo-libici provenienti da Fossoli sono tra i fortunati che effettivamente già nel corso del 1944 saranno trasferiti da Bergen Belsen ad altre destinazioni, in previsione di scambi e liberazioni. Nel complesso a Bergen Belsen dall’Italia occupata giungeranno 405 prigionieri, attraverso cinque diversi trasporti da Fossoli, Milano e Verona, tra i quali 303 libici con passaporto britannico o altri soggetti britannici.12

Il gruppo dei prigionieri anglo-libici già internati a Camugnano (in 32, altri due saranno destinato ad un trasporto successivo) parte da Fossoli per Bergen Belsen il 26 gennaio 1944, giungendovi il 31. Sullo stesso trasporto si troveranno altri 51 ebrei libici provenienti in massima parte da internamenti nel Modenese, per un totale di 83 persone.

La loro permanenza nel lager tedesco si protrae per circa 4 mesi, fino al 28 giugno 1944, quando sono trasferiti al campo di internamento di Vittel, in Francia. E’ questo un campo sotto controllo militare, non delle SS, creato circondando con un triplo recinto di filo spinato un nucleo di alberghi di lusso della località termale allo scopo di rinchiudervi prigionieri civili stranieri ed ebrei stranieri in attesa di chiarimenti, scambi o ulteriori trasferimenti. Grazie anche alla possibilità della Croce Rossa di inviarvi generi di necessità, le condizioni di vita erano decisamente migliori rispetto ad altri campi di concentramento.13 Qui gli ebrei provenienti da Camugnano vi incontrano quelli precedentemente internati a Bazzano poi deportati a Reichenau.

4)

Finalmente liberati dai tedeschi, la sorte di entrambi i gruppi diverrà la medesima, trovandosi a condividere un lungo e travagliato percorso di rientro verso le città libiche di origine. Il 20 luglio partono in treno attraversando tutta la Francia e la Spagna fino a giungere a Lisbona, dove rimangono 12 giorni sotto la custodia del consolato britannico. Il 14 agosto 1944 partono per Casablanca, arrivandovi dopo due giorni. In Marocco però devono rimanere due mesi in una tendopoli, a causa della mancanza di altri alloggi, fino a quando il 13 ottobre possono partire in treno per Algeri, dove attendono una nave che li conduca in Libia. L’imbarco si rende possibile il 5 novembre; lo sbarco a Tripoli avviene il successivo 10 novembre 1944, due anni e nove mesi dall’arresto da parte delle autorità italiane.14

Ma la Libia dovrà in seguito essere di nuovo abbandonata da parte di tutti i suoi ebrei, stavolta a causa delle pressioni e violenze messe in atto dai nazionalisti arabi. La destinazione finale sarà per la maggior parte di essi il nuovo stato di Israele.15

Ci riferisce ancora Aurelia Casagrande che dopo quasi 70 anni il Comune di Bazzano ha rintracciato Abraham Herzl Reginiano, uno degli ebrei vissuti alla «Bagantona», e nel 2011 lo ha invitato a tornare, per conferirgli la cittadinanza onoraria. Ed Herzl, che in quella casa ai margini del paese era vissuto quando aveva 8 anni, ha voluto rivedere quel luogo, che gli è impossibile dimenticare. In quella occasione ha ricordato il fratello maggiore Scialom Reginiano, che nell'inverno di Reichenau fu punito con getti d'acqua fredda fino a farlo morire. Una targa commemorativa sui muri della «Bagantona» è stata scoperta da Herzl durante la sua visita.16

 

NOTE:

1  Si riporta qui solo un brano della testimonianza redatta in francese rilasciata da anonimo a Miriam Novitch, reperibile in: ITS Digital Archive, Arolsen Archives, 1.1.26.3, 01012603 003.214. Bericht ueber das Lager Reichenau bei Innsbruck: https://collections.arolsen-archives.org/en/document/ da 82193357 a 82193362. Per la tesimonianza completa, in italiano, vedi in questo sito.

2 Sul campo di Reichenau in generale, vedi: Johannes Breit, Das Gestapo-Lager Innsbruck-Reichenau: Geschichte, Aufarbeitung, Erinnerung, Tyrolia Verlag, Innsbruck - Wien 2017. Sull'utilizzo del campo come luogo di dtenzione dei lavoratori italiani catturati sulla via per il Brennero, si rimanda a Brunello Mantelli, “Camerati del lavoro”. I lavoratori italiani emigrati nel Terzo Reich nel periodo dell’Asse 1938-1943, La Nuova Italia, Scandicci (Firenze) 1992, pp. 219-223.

3 Anna Pizzuti, Giulia Cohen Tells Her History. From Benghazi to Bergen Belsen, Passing through Italy (1942-1944): Testimony, History, in: Giovanni Orsina, Andrea Ungari (a cura di), The “Jewish Question” in the Territories Occupied by Italians 1939-1943, ed. Viella, Roma 2019, p. 209.

4 ASBO, Comunicazione del mareciallo di P.S. a Questore, 5 gennaio 1944; Legione Territoriale Carabinieri - staz. Castiglione dei Pepoli, copia delle istanze di scarcerazione presentate da Reginiano Clemente e Sutton Oscar, 23 dicembre 1943.

5 A. Pizzuti, Giulia Cohen Tells Her History, cit., p.210.

6 ASBO, Questore di Bologna a Capo compartimento FFSS, 8 gennaio 1944; vedi anche Ministero delle comunicazioni - Ferrovie dello Stato, Dispaccio di servizio, Bologna - sez. movimento, 8 gennaio 1944.

7 ASBO, varie comunicazioni tra campo di Fossoli, Camugnano e prefettura e questura di Bologna.

8 ASBO, Questore Bologna a Comando germanico SS, 10 gennaio 1944.

9 Sulle deportazioni di ebrei dall'Italia a Bergen Belsen si rimanda a: Liliana Picciotto, Ebrei turchi, libici e altri, deportati dall'Italia a Bergen Belsen, Rassegna mensile di Israel, LXXVI, 3, 2010, ed. Giuntina , Firenze 2010

10 Ivi.

11 Ivi.

12 Ivi.

13 Sul campo di concentramento di Vittel: Jean Camille Bloch, Le camp de Vittel 1940-1944, file:///C:/Users/andre/Desktop/Camp-de-Vittel_Jean-Bloch.pdf; https://encyclopedia.ushmm.org/content/en/article/vittel; https://kazernedossin.memorial/artikel/transport-e-vittel-vittel-des-hotels-de-luxe-entoures-de-barbeles/?lang=fr (consultato 1 ottobre 2023)

14 L. Picciotto, Ebrei turchi, libici e altri, cit. p. 257

15 Sulle emigrazioni in Israele dalla Libia vedi: Chiara Renzo, “Attraversarono il mare su terra asciutta”: gli ebrei di Libia nei campi profughi in Italia e nel regime internazionale dei rifugiati (1948-1949). Italia Contemporanea - Sezione Open Access, (295), https://journals.francoangeli.it/index.php/icoa/article/view/11881.

16 Aurelia Casagrande, 27 gennaio 2021, Gli ebrei della “Bagantona”. In occasione della Giornata della Memoria, ripercorriamo le vicende dei 60 ebrei internati tra il 1942 e 1943, nella casa colonica della campagna bazzanese. https://www.frb.valsamoggia.bo.it/archivi/news/gli-ebrei-della-bagantona/ (consultato 1 ottobre 2023).


FOTO:

1) Il campo di Reichenau, veduta panoramica.

2) Il campo di Reichenau, ingresso.

3) Bergen Belsen, veduta aerea. Il «campo stella» si trovava al centro.

4) Vittel, recinzione e grand hotel.

 

 

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