Reimahg, Kahla (Turingia)
A Kahla circa 15.000 lavoratori provenienti da varie nazioni dell'Europa occupata erano utilizzati da un cartello industriale di 95 aziende raccolte sotto la sigla Reimahg (acronimo di REIch MArshall Hermann Goering) il cui compito era di sviluppare il progetto di costruzione del nuovo avveniristico caccia a reazione Messerschmitt Me 262 sfruttando ed ampliando anche un reticolo di miniere di caolino che si trovavano sotto la collina del Walpersberg, già utilizzate per fornire materia prima alla produzione della rinomata porcellana locale. Il coordinamento del progetto era stato affidato a Fritz Sauckel, in qualità del suo doppio ruolo di Gauleiter della Turingia e responsabile dell'approvigionamento di manodopera straniera per il Reich (Generalbevollmächtigter für den Arbeitseinsatz, abbreviato in GBA).
A partire dall'aprile 1944 furono realizzati 40 tunnel, 7 capannoni, 4 grandi bunker in cemento armato e una pista di decollo di circa 1200 metri in cima alla collina del Walpersberg, da cui far partire gli aerei finiti.
Sulla organizzazione complessiva dei numerosi campi del Reimahg, scrive il ricercatore milanese Massimiliano Tenconi:
Nel novembre [1944] il complesso del Reimahg era composto da almeno 10 lager principali per i lavoratori forzati, affiancati da una struttura per la Gioventù hitleriana, da una seconda per i volontari delle SS ed infine da un lager di punizione. Il primo campo in ordine di tempo sorto a Kahla fu il Rosengarten che, nell’arco della sua esistenza, fu sempre costituito in maggioranza da italiani. Da esso dipendevano altri centri situati a Bibra, Riesneck ed Eichenberg nei quali erano invece per lo più concentrati francesi e belgi. I campi 1, 2 e 3 erano dislocati a sud di Kahla. Il lager 1 era quello più prossimo alla collina del Walpersberg ed era suddiviso su tre livelli: in alto vi erano le baracche comando e logistiche, ai lati gli alloggi delle SS e verso il basso tutte le baracche dei lavoratori forzati. Verso la fine della guerra il campo fu sgombrato per servire da centro di raccolta per quanti intendevano arruolarsi nelle truppe d’assalto. La manodopera qui rinchiusa fu principalmente impiegata per la costruzione del campo di “rieducazione”, meglio noto come lager E. I lager 2 e 3 erano posti invece ai piedi di una seconda collina e videro una presenza di lavoratori provenienti dall’est, in particolare dall’Unione Sovietica e dalla Polonia. A sud est, nel triangolo fra le località di Klein-Eutersdorf, Linding e Schmolln, erano situati i campi 4, 5, 6 e 7. In quest’area gli italiani furono prevalentemente concentrati nel lager 5 e 6. Il primo dei due, comunque, fu ultimato solo nel settembre del 1944. Il campo numero 7, soprannominato dai deportati “lager dei morti” per via dell’alto tasso di mortalità che si registrò nel corso dell’inverno, fu inizialmente riservato agli Imi. Nell’agosto del 1944 era formato solo da 3 baracche che si accrebbero a 7 a metà settembre per divenire circa 25 alla fine dell’anno. Con lo sgombero del lager 1 vi giunsero sempre più civili italiani che nel gennaio del 1945 rappresentavano la maggioranza assoluta ed erano affiancati solo da un ristretto numero di belgi. Il lager E sorse nelle vicinanze di Eichenberg ed era il campo di rieducazione al lavoro, composto da 17 baracche, dove venivano inviati quanti erano accusati di non produrre sufficientemente. Qui le possibilità di sopravvivenza erano quasi nulle. Nei suoi pressi aveva sede anche il terribile Lager 0, ossia il campo di punizione gestito direttamente dalle SS. Queste erano le strutture principali, ma le località e i luoghi di prigionia furono molto più numerosi. Nel totale i campi gravitanti risultano essere 24. [da Massimiliano Tenconi, Destinazione Reimahg, pp. 25-26]
Già nell'aprile 1944 risultavano impiegati a Kahla 187 italiani, provenienti sia dal vicino lager SS di Buchenwald che da arruolamenti in forme più o meno coatte in Italia, ai quali si aggiunsero alla fine dell'estate successiva anche numerosi IMI da poco passati allo status di lavoratori civili.
Nell'autunno del 1944 il contingente di lavoratori italiani, sia civili che prigionieri di guerra, avrebbe raggiunto le circa 3200 persone (stima forzatamente approssimativa), secondo solo a quello russo.
Rastrellamenti di civili che in parte sarebbero stati destinati a Kahla avvennero già a partire dalla primavera 1944 nel Maceratese, in provincia di Bergamo, in varie località dell’Appennino umbro-marchigiano, nell’Alta Valle del Tevere, nelle valli del Torinese.
Nel corso dell’estate grandi operazioni contro le “bande” (Wallenstein I, II, III) investirono l’Appennino emiliano, portando alla cattura di 7000 tra civili e partigiani, dei quali almeno 1350 sarebbero stati destinati a Kahla. Almeno altri 150 lavoratori vi arrivarono inoltre dopo ingaggi e rastrellamenti avvenuti nel Milanese.
Anche all’inizio di ottobre ulteriori rastrellamenti, a Castelnovo ne’ Monti e altre località vicine dell’Appennino reggiano, e tra la collina e la pianura del Bolognese e nell’Imolese, portarono alla cattura di numerosa manodopera coatta destinata ai cantieri e alle linee produttive del Reimahg, che vi sarebbe giunta attraverso il campo di smistamento del servizio del lavoro tedesco di Fossoli, il carcere di Peschiera, un campo di transito nei pressi di Innsbruck, quindi Erfurt e Kahla.
In considerazione della priorità strategica assegnata al progetto, le condizioni di vita e lavoro dei lavoratori e prigionieri impiegati a Kahla furono terribili, causando una mortalità altissima.
Tra le vittime complessivamente accertate, 991 (ma il dato è certamente parziale), gli italiani, con almeno 441 vittime, furono il gruppo nazionale con il più alto tasso di mortalità.
Sull'alto numero di decessi di italiani, riferisce lo studioso tedesco Marc Bartuschka:
Gli italiani, uno dei gruppi più numerosi, subirono il maggior numero di morti. I circa 450 decessi registrati ufficialmente rappresentavano da soli un tasso di mortalità superiore al 10%. La verità, tuttavia, era ben peggiore. Un rapporto del medico del Campo VI elencava 40 decessi italiani non registrati, la maggior parte dei quali avvenuti nell'aprile del 1945. Sebbene il rapporto si riferisse probabilmente a diversi campi nella regione di Leubengrund, date le circostanze, si può presumere che diversi decessi mancassero anche da questi registri interni. Dopo la guerra, le autorità tedesche ricevettero numerose richieste di informazioni su persone scomparse le cui tracce si erano perse nei campi del REIMAHG. Anche i resoconti personali menzionavano spesso per nome compagni deceduti noti che mancavano dagli elenchi ufficiali. (...) si può supporre che il numero reale delle vittime fosse più vicino a 750-1.000, il che significa che almeno un quarto degli italiani non sopravvisse ai lavori forzati. [da Marc Bartuschka, Das NS-Rüstungswerk REIMAHG im Walpersberg bei Kahla, p. 112 - traduzione a cura di Ci portano via]
Da sottolineare come il gruppo dei rastrellati nella provincia di Bologna inviato a Kahla - oltre 50, ma sicuramente furono ancora più numerosi - rifletta in pieno tale triste primato, con almeno 32 decessi accertati. Vedi loro lista qui.
Provenivano soprattutto dal grande rastrellamento effettuato dalla 16a divisione Waffen-SS Reichsfuehrer a inizio ottobre 1944 nell'area collinare compresa tra Monte San Pietro, Calderino, Sasso Marconi, Zola Predosa, che portò alla cattura di oltre mille persone, e da quello effettuato da altre unità tedesche il 9 ottobre 1944 nella frazione di Sesto Imolese. Numerose catture avvennero negli stessi giorni in altre località della provincia e nel capoluogo stesso.
Dopo un primo concentramento nel campo di raccolta del servizio del lavoro tedesco (GBA) funzionante a Bologna presso le Caserme Rosse, furono inviati al campo di raccolta di Fossoli di Carpi (dove gli Imolesi giunsero direttamente dopo un primo concentramento a Medicina). Dopo pochi giorni furono trasferiti nel carcere di Peschiera sul Garda, utilizzato anch'esso come luogo di raccolta e selezione per i rastrellati. Il grande convoglio che successivamente si mise in moto da una stazione nel Veronese fece tappa in un campo di transito presso Innsbruck, poi cominciò a frazionarsi verso varie destinazioni nel Reich, tra cui Erfurt, poi Kahla. Da Fossoli erano partiti per la medesima destinazione anche i rastrellati nel Reggiano attorno all'8 ottobre.
All'arrivo a Kahla la maggior parte dei componenti bolognesi di quel trasporto fu destinata al campo VII e al campo E, presso Eichenberg, alcuni altri al campo I, sulla collina del Walpersberg.
Da segnalare anche i due internati militari bolognesi di cui si è trovato riscontro di una presenza a Kahla: Cappelletti Dante e Petroncini Desiderio.
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IMMAGINI:
1) Mappa dei campi di lavoro del Reimahg, nell'area di Kahla. Al centro la collina del Walpersberg, sopra cui fu costruita la rampa di decollo per gli aerei destinati a voli di prova. La mappa è tratta da una pubblicazione del 1964 di Albert Horst Lange in copia in: Arolsen Archives, 2.1.4.1, 2058000, https://collections.arolsen-archives.org/en/document/70961393
2) Aerei Me 262 trovati dagli alleati ancora in costruzione nelle gallerie del complesso Reimahg
FONTI E ULTERIORI APPROFONDIMENTI:
- Massimiliano Tenconi, Destinazione Reimahg, in: Studi e ricerche di storia contemporanea, anno 2007, fascicolo 67, pagg. 5 e sgg., consultabile al seguente indirizzo: http://www.isrecbg.it/web/wp-content/uploads/2014/04/Tenconi_n.67.pdf. Il saggio riporta anche numerose testimonianze di sopravissuti.
- Marc Bartuschka, Das NS-Rüstungswerk REIMAHG im Walpersberg bei Kahla, Landeszentrale für politische Bildung Thüringen, 2106. https://www.db-thueringen.de/servlets/MCRFileNodeServlet/dbt_derivate_00045285/reimahg_grau_lq-2%20A.pdf
- Scheda su Kahla nella mostra on line Tante braccia per il Reich (realizzata a cura di ANRP - Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, con il contributo della Ambasciata della Repubblica Federale di Germania, Roma): https://tantebracciaperilreich.eu/kahla/
- Sito della associazione per la memoria del Walpersberg e del Reihmag: https://walpersberg.com/ . Vedi in particolare https://nebenan-zwangsarbeit.de/it/# con numerose immagini e mappe.

