BACK
DEPORTATO POLITICO

TREBBI ALBERTO

Nato il 25 ottobre 1892 a Bologna
Residente a Mezzolara di Budrio (BO)
Arrestato il 7 novembre 1943 a Mezzolara di Budrio (BO)
Luoghi di detenzione: carcere di Bologna, carcere di Castelfranco Emilia, Verona
Deportato a Dachau, Natzweiler
È sopravvissuto alla deportazione
nessun numero assegnato

Trebbi Alberto, da Giuseppe e Virginia Monari, nato il 25 ottobre 1892 a Bologna; lì residente in via Zannoni n. 68. Licenza elementare. Commerciante.

Schedato nel Casellario Politico Centrale tra il 1928 e il 1942, come socialista.

Il Dizionario biografico degli Antifascisti di Bologna e provincia riporta le seguenti note.

Iscritto al PSI dal 1916. Mentre lavorava in fabbrica, divenne prima attivista sindacale e poi dirigente di lega. Dal 1919 al 1923 resse la segreteria provinciale della FIOM e nel 1920 diresse l'occupazione delle fabbriche a Bologna. Nello stesso periodo di tempo fu uno dei principali dirigenti della federazione del PSI. Il 30 dicembre 1923 venne arrestato dalla polizia mentre partecipava a una riunione regionale - presente Pietro Nenni - per la preparazione del programma e della lista elettorale del PSI in vista delle imminenti consultazioni politiche. Il 19 ottobre 1924 fu bastonato dai fascisti, unitamente alla moglie Elena Zannini, e nell'aprile 1925 venne arrestato e detenuto per parecchi mesi senza processo. Il 16 ottobre 1926 i fascisti bruciarono il negozio di latteria - andato distrutto - che la moglie gestiva in via del Fratello n. 9. Lo stesso giorno il questore propose al prefetto di farlo licenziare dall'azienda municipale. Per evitare le persecuzioni fasciste si trasferì a Milano dove fu arrestato il 23 ottobre Il 29 ottobre mentre si trovava nelle carceri di San Giovanni in Monte (BO), gli venne comunicato il licenziamento dall'azienda municipale. Il 27 novembre fu assegnato al confino per 3 anni perché «svolge continua propaganda antifascista», e inviato prima alle Lipari (ME) e poi alle Tremiti (FG), dove lo raggiunse la moglie, la quale volle condividere la sua pena. Il 29 novembre 1929 venne prosciolto e liberato, ma gli furono comminati 4 anni di sorveglianza speciale e classificato di «3a categoria», quella delle persone considerate politicamente più pericolose. Tornato a Bologna, aprì un negozio per la vendita di calce e gesso in vicolo Broglio 1, che presto diventò un abituale luogo d'incontro degli antifascisti bolognesi. Venne arrestato l'1 maggio 1930; il 18 maggio 1930 per la visita a Bologna del principe ereditario e il 28 ottobre 1930. Fu nuovamente arrestato il 17 gennaio 1931 con 8 militanti antifascisti: Gianguido Borghese, Luigi Caiani, Renato Caiani, Otello Lamma, Umberto Orsini, Mario Erotti, Bruno Roveri ed Enzo Zucchini. Deferito al Tribunale speciale per «associazione e propaganda sovversiva», il 20 maggio venne prosciolto in istruttoria e il 7 luglio ammonito e scarcerato. Anche se avvertiva il controllo stretto da parte dell'OVRA, non rallentò l'attività politica. In un rapporto del 1934 si legge che è spesso «notato in compagnia di correligionari» e in un altro del 1937 che «si è accompagnato più volte con elementi sovversivi» per cui era stata «intensificata la vigilanza». Il 18 dicembre 1939 fu arrestato e diffidato perché «nel suo negozio sostavano elementi sovversivi per fare mormorazioni contro il Regime». "I cospiratori di vicolo Broglio" è il titolo di un libro scritto da Domenico Giordani su quel periodo politico. Nonostante l'intensificazione dei controlli di polizia - l'ultimo dei quali il 2 febbraio 1942 - nel settembre 1942 promosse la riorganizzazione della federazione del PSI, con altri compagni di partito. Nello stesso periodo di tempo venne designato delegato del PSI nel Comitato unitario d'azione antifascista, costituito da PSI, PCI e MUP. Quando il Comitato - con l'adesione di cattolici, FRI e PdA - venne ribattezzato in Fronte per la pace e la libertà, divenne il rappresentante socialista nel comitato militare del Fronte. Ai primi d'agosto 1943 partecipò alla riunione dei rappresentanti del PSI e del MUP che si tenne, presente Pietro Nenni, nello studio di Roberto Vighi in via S. Stefano 18. Al termine della riunione PSI e MUP si fusero dando vita al PSUP, poi PSIUP. Il 27 agosto fece parte della delegazione bolognese che si recò a Roma al congresso nazionale per la riunificazione socialista. Con l'inizio della lotta di liberazione il Fronte venne ribattezzato in CLN. A metà settembre prese parte alla riunione costitutiva del CLN - presenti i delegati del PCI e del PdA - e con Verenin Grazia divenne uno dei due rappresentanti socialisti. Come già nel Fronte, fu designato a far parte della commissione militare dalla quale sarebbe nato il CUMER. La sua attività politico-militare fu di brevissima durata perché venne arrestato il 7 novembre 1943 a Mezzolara (Budrio), mentre partecipava a una riunione.

Nella notte tra il 6 e il 7 novembre 1943 è arrestato dai carabinieri a Mezzolara di Budrio, durante una riunione che si stava svolgendo nella abitazione di Armando Sartoni, probabilmente a seguito di una delazione. Alla riunione partecipavano, oltre a Sartoni, che sarà ucciso mentre tentatava di fuggire dal tetto, Sostegno Falzoni, Amedeo Spiga, Enrico Biavati, Adelmo Manini, Eugenio Matteuzzi, Giuseppino Vecchi e Alberto Trebbi, quale membro del CLN provinciale. 

I sette arrestati sono condotti a Bologna, dove risutano in ingresso a San Giovanni in Monte in data 7 novembre 1944, scortati da "Arma", ovvero carabinieri, per ordine di "Arma Budrio", a disposizione di "Federazione fascista repubblicana", con matricole dalla 8318 alla 8324 (Trebbi riceve la 8324). In seguito le loro posizioni sono vagliate da una apposita comissione mista tedesca e fascista che aveva il compito di passare in rassegna a tutta la popolazione detenuta per motivazioni politiche. Spiga, Biavati, Matteuzzi e Vecchi saranno rilasciati tra fine novembre e inizio dicembre, mentre gli altri tre, tra i quali Trebbi, passati a disposizione del "comando tedesco SS", ovvero della Sipo-SD, dal 3 dicembre 1943, rimarranno carcerati a Bologna fino alla fine del gennaio 1944.

Il 29 gennaio 1944 a seguito di un bombardamento su Bologna che danneggia anche un'ala del carcere l'intera sezione tedesca dei detenuti politici è trasferita nel carcere di Castelfranco Emilia. Tra essi anche Falzoni, che vi rimane fino al 29 febbraio 1944, quando è aggregato ad un trasporto di 18 politici bolognesi (tra i quali anche Sostegno Falzoni e Adelmo Manini, arrestati con Trebbi) che dopo una tappa a Verona raggiungerà Dachau il 2 marzo 1944. Qui riceve la matricola 64816 ed è classificato con la categoria Schutz.

È poi trasferito al lager alsaziano di Natzweiler, nel marzo 1944, ricevendo la matricola 8519, assegnato al sottocampo di Markirch (la francese Sainte-Marie-aux-Mines), nei Vosgi, dove la BMW dal marzo 1944 stava progettando di trasferire da Allach (dove esisteva un sottocampo di Dachau) parte della produzione di motori aerei in un ex-tunnel ferroviario. Risulta però trasferito di nuovo a Natzweiler il 22 marzo 1944.

È trasferito il 27 marzo 1944 a Natzweiler (registratovi il 31 marzo), dove prende la nuova matricola 9587.

È poi assegnato fino all'8 agosto 1944 al sottocampo di Markirch (la francese Sainte-Marie-aux-Mines), nei Vosgi, dove la BMW dal marzo 1944 stava progettando di trasferire in un ex-tunnel ferroviario parte della produzione di motori aerei svolta nello stabilimento di Monaco-Allach (dove esisteva anche un sottocampo di Dachau). (*)

Trasferito successivamente ancora a Dachau il 6 settembre 1944, vi riceve nuovo numero di matricola 100685.

È liberato all'arrivo della armata americana. Anche se ridotto a soli 43 chili, riesce a tornare a Bologna, dove giunge il 30 maggio 1945.

Riconosciuto partigiano nella brigata Matteotti Città con il grado di maggiore dall'apposita Commissione regionale, con ciclo operativo dal 9 settembre 1943 alla Liberazione.

Sua testimonianza in: Luciano Bergonzini, La Resistenza a Bologna. Testimonianze e documenti, Bologna, ISB, 1969, vol. I, p.141


FONTI A STAMPA E ARCHIVISTICHE:

– Mantelli-Tranfaglia, Il libro dei deportati, vol. I, ad nomen

– Dizionario biografico degli Antifascisti di Bologna e provincia, ad nomen

– Registri matricola del carcere di San Giovanni in Monte

– Rubriche del carcere di Castelfranco Emilia

FONTI DIGITALI:

– Atlante delle Stragi Naziste e Fasciste in Italia

https://www.straginazifasciste.it/?page_id=38&id_strage=4948

– ITS Digital Archive, Arolsen Archives:

1.1.6.1, 805460013. Registri di entrata a Dachau.

https://collections.arolsen-archives.org/en/document/130431710

1.1.6.1, 805806. Arrivi giornalieri a Dachau - lista 2.3.1944 da Verona.

https://collections.arolsen-archives.org/en/document/9898333

1.1.29.2, 8124600023. Liste arrivo a Natzweiler da Dachau - 21.3.1944.

https://collections.arolsen-archives.org/en/document/31305

1.1.29.2, 01012902 041.282. Documentazione personale a Natzweiler.

https://collections.arolsen-archives.org/en/archive/1-1-29-2_01012902-041-282

1.1.29.1, 8123600001. Registro numeri prigionieri di Natzweiler.

https://collections.arolsen-archives.org/en/document/3129106

1.1.29.1, 8125300061. Trasferimenti e rientri a Natzweiler - rientro da Markirch 22.3.1944.

https://collections.arolsen-archives.org/en/document/3131754

1.1.6.1, 805460017. Registri di entrata a Dachau.

https://collections.arolsen-archives.org/en/document/130432276

1.1.6.1, 805811. Arrivi giornalieri a Dachau - lista 6.9.1944 da Natzweiler.

https://collections.arolsen-archives.org/en/document/9899269

Guida alla lettura della documentazione in Arolsen Archives

Rif: DEPORTATO POLITICO-2291



Informativa sui Cookie | Cookie Policy
Informativa sulla Privacy | Privacy Policy