Manevich Lev Yefimovich, nato il 20 agosto 1898 a Cavusy (anche Chausy), nello Oblast di Mogilev, URSS, oggi in Bielorussia.
Agente dei servizi segreti sovietici. Nome in codice: «Etienne».
Secondo fonti biografiche russe, Lev Yefimovich Manevich nasce nella famiglia di un modesto impiegato ebreo. Il fratello maggiore di Lev, Yakov, fin da giovane aderisce alle idee rivoluzionarie ed entra a far parte del Partito Operaio Socialdemocratico Russo. Nel 1905, mentre presta servizio nell'esercito, Yakov è arrestato per possesso non autorizzato di esplosivi e inviato in una unità correttiva nella fortezza di Bobruisk, dove prende parte alla rivolta del 22 novembre 1905. Liberato dai suoi compagni, Yakov decide in seguito di trasferirsi all'estero, prima in Germania, poi in Svizzera. Nella primavera del 1907 anche Lev, fratellino minore, lo raggiunge a Zurigo, essendo nel frattempo morta la madre.
Nel 1913 Lev Manevich entra nel collegio politecnico locale, dove impara molto bene il tedesco, e studia inoltre con profitto anche francese e italiano. Nel frattempo i due fratelli esuli continuano a seguire l'agenda rivoluzionaria e assistono a diversi discorsi di Lenin, anch'egli esule in Svizzera. Quando nel 1917 il moto rivoluzionario si accende decidono di ritornare in patria per farne parte.

Dopo la Rivoluzione d'Ottobre, Lev Manevich, che nel frattempo aveva aderito al partito bolscevico, si offre volontario per continuare a combattere con l'Armata Rossa, impegnata su vari fronti dalla offensiva dei controrivoluzionari, e si muove in diversi angoli dell'ex-impero russo. Nel 1918 è a Baku con il Primo Reggimento Internazionale, che combatte contro i Musavatisti, movimento nazionalista e islamista azero. Nella primavera del 1919 combatte sul fronte orientale contro le truppe dell'ammiraglio Kolchak, muovendosi tra Ufa e Samara. Nella fase conclusiva della guerra civile Lev Manevich si trova a svolgere l'incarico di commissario politico su un treno blindato. Sarà in questa occasione che farà la conoscenza di un compagno d'armi il cui nome sarà destinato ad avere un ruolo importante nella vita di Lev: Yakov Nikitich Starostin.
Dopo la fine della guerra civile la sua carriera militare prende il volo. Nel 1921 Lev Manevich si laurea presso la Scuola Superiore per il Personale di Comando dello Stato Maggiore (1921) e all'Accademia Militare (1924). Già nell'agosto del 1924 entra al servizio della Direzione dei servizi segreti dell'Armata Rossa. In questi anni viene assegnato alla Segreteria del Consiglio Militare Rivoluzionario della Repubblica per incarichi speciali. Negli anni seguenti è impegnato nella preparazione di viaggi d'affari all'estero.
Dal 1925 al 1927 è in missione di affari in Germania. Dopo essere tornato in Unione Sovietica nel maggio 1927, dirige un settore separato nella direzione dei servizi segreti dell'Armata Rossa. Allo stesso tempo, nel 1928, riusce a svolgere un corso come comandante di una compagnia di fucilieri nel 164° reggimento, a cui seguono nel 1929 i corsi organizzati presso l'Accademia dell'Aeronautica Militare sovietica. Nel maggio-ottobre 1929 è distaccato presso il 44° distaccamento dell'aviazione. La sua formazione nei campi militare e aeronautico è a questo punto conclusa, e sfruttando la sua conoscenza delle lingue, il nuovo teatro d'operazioni di Lev diventa l'Europa. Parte nel 1929 per non tornare mai più in patria.
Insieme alla moglie Nadezhda e alla figlia Tatyana, si trasferisce in Austria, dove sotto la falsa identità di un commerciante locale, Konrad Kärtner, si stabilisce a Vienna, specializzandosi nella commercializzazione di brevetti aeronautici. Dopo qualche tempo però la moglie comincia a far destare alcuni sospetti sulla effettiva nazionalità e viene fatta rientrare in patria con la figlia.
In seguito Lev Manevich si sposta in Italia, dove nel 1931 pone la sua base a Milano, sotto il falso nome di Alberto Korner, commerciante in brevetti aeronautici, e inizia una fruttuosa raccolta di informazioni sull'industria degli armamenti e dell'aeronautica dell'Italia fascista, i cui progressi sono in quel momento di grande interesse per l'Unione Sovietica. Muovendosi anche in altri paesi europei e in tutta la penisola, dietro la facciata della sua impresa di brevetti "Eureka", riesce ad ottenere incarichi e commissioni da vere imprese austriache, ceche e tedesche, interessate a fornire prodotti al mercato italiano. Riesce inoltre ad avere contatti nell'industria cantieristica militare, tra cui la Oto Melara, e a trafugare piani dei nuovi caccia sviluppati dalla Fiat aeronautica e dalla Caproni. Solo nel 1931-1932, la rete spionistica di Manevich/Korner, cresciuta fino a 9 agenti informatori e 3 agenti ausiliari coinvolti nella risoluzione di compiti secondari, trasferisce a Mosca 190 documenti e rapporti informativi di valore. Il settanta per cento delle informazioni ricevute è valutato molto positivamente dal comando sovietico. Tra le informazioni trasmesse ci sono dati su motori degli aerei, strumenti di navigazione e di ausilio al volo in condizioni di scarsa visibilità, rapporti sugli acciai corazzati, nonchè piani e disegni di nuovi modelli di navi di superficie e sottomarini.
Il progressivo allargamento della rete di agenti però ne decreta anche la sua fine. Alcuni nuovi contatti si rivelano sospettosi e attivano il controspionaggio italiano. Prima alcuni suoi agenti, poi lo stesso Manevich, nel corso del 1932 sono arrestati, a Milano, Torino e altrove, e successivamente portati in giudizio, in dieci, davanti al Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato.
In realtà le indagini del controspionaggio italiano e delle autorità giudiziarie - per loro stessa ammissione - non riusciranno a scoprire la vera identità di Alberto Korner, né a provare con certezza la sua appartenenza ai servizi sovietici, che rimane solo un sospetto. Il cittadino austriaco Alberto Korner è condannato a 16 anni di carcere ed è inviato a scontare la pena nel carcere di Castelfranco Emilia. Allo stesso tempo in patria, già durante le indagini, da un ordine segreto della Commissione per la Difesa del Popolo dell'URSS del 16 dicembre 1935, Lev Manevich, che opera a disposizione della direzione dei servizi segreti dell'Armata Rossa, è insignito del grado di colonnello.
Secondo i biografi russi di Lev Manevich, nel corso della detenzione a Castelfranco Emilia la non-riconosciuta spia russa si sarebbe ammalata di tubercolosi e in un certo momento sarebbe stata trasferita -a inizio anni Quaranta - nel penitenziario sull'isola di Santo Stefano, da dove subito dopo l'8 settembre 1943 sarebbe riuscito a fuggire con una barca insieme ad alcuni compagni e a raggiungere la costa, per essere poi catturato dai tedeschi che l'avrebbero in seguito deportato in lager.
In realtà la documentazione carceraria e il fascicolo personale intestato ad Alberto Korner presso l'Archivio Centrale dello Stato non forniscono riscontri certi a tale ipotesi. Le fonti non fanno cenno a tale trasferimento, semmai suggerendo che la detenzione nel penitenziario emiliano sia stata continuativa fino all'autunno 1943, caratterizzata dalla massima sorveglianza. Secondo i biografi russi tuttavia, anche in carcere Lev Manevich sarebbe riuscito ad ottenere e far uscire - con l'aiuto di alcuni detenuti - importanti informazioni di carattere industriale-militare, e a farle giungere fino a Mosca.
Lo storico emiliano Giovanni Taurasi nel suo libro edito nel 2002, Antifascisti nel cuore dell'Emilia, ha dedicato un paragrafo a quello che ha definito il "mistero Korner". Pur non essendo a conoscenza della vera identità di Korner, ma solo supponendo una sua provenienza sovietica, l'autore è riuscito - sulla base della ampia documentazione e corrispondenza di servizio contenuta nel fascicolo personale ministeriale - a tratteggiare la suggestiva figura di quello strano prigioniero, calandola nel contesto dell'ambiente del penitenziario emiliano e del particolare trattamento ricevuto dalle autorità italiane fino all'autunno 1943.
Alberto Korner, grazie alle varie amnistie concesse dal regime fascista, si trova nel 1937, dopo soli cinque anni di detenzione nelle celle di Castelfranco Emilia, nella condizione di poter essere scarcerato ed espulso dal paese. Sta di fatto però che le autorità italiane decidono di non dar corso alla sua liberazione e lo trattengono ulteriormente in carcere a disposizione della autorità di polizia, allo scopo non troppo velato di venire a capo della sua vera identità e provenienza. Subendo tale illegalità il Korner, perfettamente informato della sua situazione, inizia a scrivere ripetutamente al direttore e alle autorità superiori per rivendicare la propria liberazione, ma senza esito. Il suo regime di detenzione prosegue, in isolamento. Raramente riceve o scrive lettere, soggette ad attenta censura. Manevich/Korner riesce però a comunicare in vari ingegnosi modi con altri detenuti, e la sua fama e stima da parte dei compagni di prigionia, in particolare dei numerosi detenuti politici presenti, sono crescenti. Oltre alla sua conoscenza di molte lingue (russo, tedesco, francesce, inglese, spagnolo), affascinano la sua grande cultura e la profonda conoscenza dei testi base della dottrina marxista, tanto che il collettivo politico interno al carcere si rivolge a lui per avere pareri su particolari questioni. Perfino gli agenti di guardia lo consultano per avere consigli. Parimenti, è molto temuto dal direttore del carcere, che lo ritiene un soggetto di scaltrezza non comune e assai pericoloso, ma sul quale non riesce ad esercitare una più efficace sorveglianza, proponendone per questo a più riprese il trasferimento in altra sede.
La irregolarità della situazione di Manenvich/Korner diviene ancor più esplicita e paradossale dopo il 25 luglio 1943, quando ormai nessuna delle autorità che ne avevano procrastinato la liberazione avrebbe potuto intervenire. Inutile anche un interessamento del comitato pro vittime di persecuzione politica, che si adopera sia presso la direzione del partito comunista italiano che presso i suoi organismi modenesi. Una ipotesi di trasferimento alla vigilia dell'8 settembre 1943 trova comunque l'opposizione dello stesso Korner, che paventa il rischio di essere tradotto in Germania e fucilato. In realtà teme che cadendo in mani tedesche la sua falsa identità possa essere più facilmente scoperta tramite l'accesso alle fonti anagrafiche austriache.
Ed è quello che di lì a poco purtroppo accadrà. Nell'autunno 1943, a seguito della occupazione della penisola, le autorità tedesche iniziano una attenta selezione di tutti i detenuti sia italiani che stranieri trovati nelle carceri locali. Il penitenziario di Castelfranco Emilia ricade nell'area di competenza del comando di polizia Sipo-SD di Bologna, che il 27 novembre 1943 invia due agenti SS a prelevare il Korner, per tradurlo nel carcere di San Giovanni in Monte a loro disposizione. Qui è registrato con la matricola 8609, il mestiere di commerciante, residente a Milano; religione: ateo. Anche qui la detenzione avviene in regime di isolamento, poichè sul registro è annotato a matita rossa: "sempre solo, pericoloso".
La prigionia bolognese durerà poco. Il 2 dicembre 1943 è già messo in trasferimento con alcuni altri detenuti - politici, ebrei, prigionieri alleati - verso Verona, da dove, con ogni probabilità, sarà più tardi fatto proseguire per altre sedi oltr'Alpe, tra le quali con ogni probabilità Vienna, per essere sottoposto ad ulteriori interrogatori e indagini, che - ben quattro mesi dopo la partenza da Bologna - avranno come esito finale l'ordine di deportazione in lager.
Ma anche questa volta la capacità e l'esperienza dell'agente segreto si manifestano in pieno. Nel lager di Mauthausen in data 31 marzo 1944 è registrato con la matricola 61078 il prigioniero Albert Korner, nato a Mosca il 17 marzo 1897, di mestiere ufficiale, residente a Milano, in via Brisa, coniugato con Zinaida Luchina, residente a Mosca. L'ordine di internamento è emesso dal comando di poliza di Vienna (Stapo-Wien). Nella lista degli ingressi di quel giorno risulta insieme ad alcuni prigionieri politici e comuni austriaci in arrivo da Graz. La categoria che gli è assegnata è quella di DR-Schutz, quindi di prigioniero politico tedesco. Sulla scheda di registrazione in lager compilata inizialmente però compariranno delle correzioni a mano. Seguirà una nuova scheda. Albert Korner è ora identificato come Jakob NIkitisch Starostin, ebreo, con la nuova categoria di Schutz-Jude. Manevich/Korner è riuscito a far credere ai poliziotti tedeschi che la sua vera identità è in realtà quella del suo vecchio compagno d'armi e rivoluzione, identità con cui proseguirà la prigionia.
Manevich/Korner/Starostin è inviato il 15 luglio 1944 a "Quarz", il sottocampo di Mauthausen situato a Ebensee, dove rimarrà fino all'arrivo dell'armata americana. Qui entra a far parte del comitato clandestino dei detenuti politici e vi partecipa attivamente.
Poco prima della liberazione Lev Manevich compie, secondo quanto riportato dalle fonti russe, un ultimo atto di grande eroismo. I comandanti del campo di Ebensee progettano di eliminare i sopravvissuti che non era stato possibile far evacuare, facendoli entrare nelle gallerie precedentemente fatte minare. Nell'imminenza dell'arrivo delle truppe americane, ordinano ai prigionieri di entrare nelle gallerie allo scopo di proteggersi dagli effetti dei possibili combattimenti contro gli alleati. I prigionieri, sospettando qualcosa si rifiutano di entrare. Il ruolo di Manevich, in qualche modo venuto a conoscenza del piano o sospettandolo, sarebbe stato quello di aver gridato alla colonna già schierata di non entrare, avvisandola in tutte le lingue che conosceva del pericolo, contribuendo così a salvare molte migliaia di vite.
Lev Manevich muore il 12 maggio 1945, poco dopo la liberazione, per l'aggravarsi delle conseguenze di una tubercolosi. Poco prima di morire rivela la sua vera identità ad un ufficiale sovietico suo compagno di campo. "Dite a Mosca che sono Etienne e che ho fatto tutto il possibile".
La moglie e la figlia, durante il periodo bellico e successivamente, furono impiegate anch'esse presso la direzione dei servizi segreti. La figlia, laureata in lingue, avrebbe poi collaborato alla traduzione del "Piano Barbarossa" tedesco per l'invasione della Unione Sovietica, trovato negli archivi di Berlino, e alla traduzione delle iscrizioni delle bandiere naziste che sarebbero state fatte sfilare nella parata della vittoria sulla Piazza Rossa.


Lev Manevich, con le generalità di Starostin, è inizialmente inumato a Ebensee, poi dal 1948 vicino a Linz, nel cimitiero di St. Martin, nel settore dei caduti sovietici. Nel 1965 una nuova lapide gli è dedicata, con il vero nome, a seguito della sua nomina postuma, il 20 febbraio 1965, a Eroe della Unione Sovietica da parte del Presidium del Soviet Supremo. L'iscrizione recita "Qui giacciono le ceneri dell'eroe dell'Unione Sovietica, il colonnello Lev Efimovich Manevich". La moglie e la figlia erano presenti alla cerimonia in Austria.
Alla figura di Lev Manevich si è ispirato il libro "Zemlya, do vostrebovaniya", di Yevgeny Vorobiev, da cui il regista Venyamin Dorman nel 1973 ha tratto un film con lo stesso titolo.
A Lev Manevich sono intitolate strade a Gomel e Mogilev. Targhe commemorative sono state installate anche nella città di Rylsk, nella regione di Kursk (sull'edificio del locale Collegio tecnico per l'aviazione civile) e a Samara (sull'edificio dell'Ufficio del servizio di sicurezza federale di Samara).
FONTI A STAMPA E ARCHIVISTICHE:
– Registri matricola del carcere di San Giovanni in Monte
– Giovanni Taurasi, Antifascisti nel cuore dell'Emilia. Consenso, dissenso e repressione in una comunità locale durante il fascismo. Castelfranco Emilia 1920-1943, Modena, Edizioni Artestampa, 2002 (su Alberto Korner pp. 379-384)
– ITS Digital Archive, Arolsen Archives:
1.1.26.3, 01012603 206.425. Documentazione personale a Mauthausen.
https://collections.arolsen-archives.org/en/archive/1-1-26-3_01012603-206-425
https://collections.arolsen-archives.org/en/document/130131190
1.1.26.1, 8103000. Registro dei prigionieri di Mauthausen.
https://collections.arolsen-archives.org/en/document/1278363
Guida alla lettura della documentazione in Arolsen Archives
SITOGRAFIA:
https://www.jewishvirtuallibrary.org/manevich-lev-yefimovich (consultato il 20/1/25)
https://pl.wikipedia.org/wiki/Lew_Maniewicz (consultato il 20/1/25)
https://www.reggimentoimmortale.com/lev-manevich-istoriya-zhizni-sovetskogo-razvedchika/ (consultato il 20/1/25)
https://it.topwar.ru/176522-odnim-iz-prototipov-shtirlica-mog-byt-lev-efimovich-manevich.html (consultato il 19/1/25)
https://stmegi.com/posts/110052/lev-manevich-ya-eten/ (consultato il 21/1/25)
https://www.cia.gov/resources/csi/static/Recent-Soviet-Intelligence-Revelations.pdf (consultato il 22/1/25)

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