Adelfo Maccaferri, «Brunello», da Aristide e Pia Muzzi, nato il 17 marzo 1918 a San Giovanni in Persiceto (BO); lì residente. Licenza elementare. Muratore. Prestò servizio militare in artiglieria a Gorizia dall'8 gennaio 1941 all’8 settembre 1943.
Sin dall'inizio della lotta di liberazione è uno dei primi a organizzare, nella zona di Amola (San Giovanni in Persiceto), nuclei armati e a svolgere attività di guerriglia. Può agire e muoversi liberamente perché, lavorando per la Todt, aveva un permesso regolare. Nell'aprile 1944, quando è scoperto, riusce fortunosamente a evitare l'arresto. Deve spostarsi nella zona di Tivoli e Castagnolo (San Giovanni in Persiceto) ed entrare nella clandestinità. Milita nella 63a brigata Garibaldi «Bolero» e nel novembre diviene comandante del battaglione «Sergio», ribattezzato in «Marzocchi», dopo la morte di Antonio Marzocchi. Braccato dai nazifascisti in tutto il Comune — l'11 agosto 1944, per indurlo a costituirsi, sono arrestati alcuni familiari — riesce sempre a sfuggire all'arresto.
Divenuto vice comandante della brigata nel dicembre, sfugge ancora alla cattura, durante il grande rastrellamento compiuto dai tedeschi nella pianura tra San Giovanni in Persiceto, Amola, Anzola Emilia, nel corso del quale sono arrestate centinaia di persone, parte delle quali in seguito saranno destinate a fucilazione a Sabbiuno di Paderno, parte a deportazione nel lager di Mauthausen. Secondo le testimonianze successive, a molti degli arrestati da parte delle SS è chiesto con insistenza «dove si trova Brunello ?». Adelfo Maccaferri si sposta in seguito nella zona di Calderara di Reno, divenendo vice comandante della 3a brigata «Nino Nannetti», una formazione assorbita dalla 63a brigata.
Sfuggito a un arresto ai primi del marzo 1945, mentre si trova a Pieve di Cento con Renato Cappelli (questi finito, invece, nelle mani dei fascisti), è catturato il 15 marzo 1945 a Castel Campeggi (Calderara di Reno). Dopo avere attaccato e distrutto un deposito tedesco, con altri partigiani, non si allontana dalla zona e passa la notte in una casa colonica. Nelle ore successive i tedeschi organizzano un vasto rastrellamento e lo catturano con Raffaele Vecchietti, Ottavio Serra e altri partigiani. I dettagli dei singoli arresti rimangono ad oggi incerti; in ogni caso con gli altri arrestati Adelfo Maccaferri è condotto dapprima in un comando tedesco della zona, dove anch'egli è sottoposto a violenti interrogatori, poi nel carcere di San Giovanni in Persiceto (BO), dove un tentativo di farli evadere attuato da loro compagni facendo saltare un muro non riesce.
È quindi trasferito a Bologna e incarcerato a San Giovanni in Monte, a disposizione del «comando tedesco SS», dove però risulta registrato in ingresso il giorno 25 marzo 1945 non con il suo vero nome.
Con ogni probabilità il falso nome con cui riesce a non essere riconosciuto è quello di Bencivenni Rino, nato a Forlì il 7 settembre 1919, residente a Forlì in via Piave 18, coniugato con Martinelli Maria, un figlio. La scelta di una identità forlivese è dettata evidentemente dalla impossibilità per la polizia tedesca e fascista di poter verificare presso una anagrafe che si trovava in quel momento in una città già liberata dagli Alleati. La matricola assegnata in carcere al Maccaferri alias Bencivenni è la 13610, immediatamente successiva quindi a quelle di Raffaele Vecchietti (13609) e Ottavio Serra (13608), il che dimostra l'ingresso insieme dei tre detenuti (mentre le matricole superiori o inferiori son assegnate a detenuti provenienti da altre zone della provincia). Mentre però per Vecchietti risulta un arresto a Castel Campeggi e per Serra a Calderara di Reno, per Bencivenni/Maccaferri risulta Castello d'Argile, tutti in data 25 marzo, che in realtà è fatta coincidere con la data di ingresso effettivo in carcere, come spesso avveniva.
Bencivenni Rino risulta registrato in uscita dal carcere bolognese in data 17 aprile 1945 per «rilascio», consegnato a «comando tedesco SS». Da quel momento risulta disperso. Con gli Alleati ormai vicini alla città, cominciò quel giorno da parte tedesca un'ampia selezione dei detenuti politici, che furono in parte destinati al lavoro nelle opere di trinceramento, parte rilasciati, parte eliminati. Nella stessa data è prelevato anche Ottavio Serra.
Con ogni probabilità anche Adelfo Maccaferri è ucciso in quella data con altri 11 partigiani in una esecuzione attuata da militi SS con modalità analoghe a quelle che nei mesi precedenti avevano avuto come teatro i colli di Paderno e la stazione di San Ruffillo, ma in luogo diverso, forse in località Il Pero, a Rastignano di Pianoro, dove nel 1974 fu rinvenuta una fossa comune che molti elementi lasciano supporre abbia accolto almeno parte dei detenuti scomparsi dopo i prelevamenti dal carcere del 4, 9 e 17 aprile 1945.
Paradossalmente - per quanto è possibile ricostruire oggi - uno dei partigiani senz'altro più ricercati della Resistenza bolognese fu ucciso dai tedeschi per essere stato catturato con le armi in mano, ma senza essere riconosciuto nella sua vera identità, quella dell'ormai leggendario comandante «Brunello».
Adelfo Maccaferri è stato riconosciuto partigiano dall'apposita Commissione regionale, con il grado di vice comandante di brigata, con ciclo operativo dall'1 novembre 1943 alla Liberazione.
Decorato con medaglia d’argento al valor militare con la seguente motivazione: «Anima fiera ed ardente, fra i primi a partecipare alla lotta di Liberazione, eletto per valore e ardimento Vice Comandante di Brigata Partigiana, guidava eroicamente i suoi uomini in aspri cimenti. Dopo aver valorosamente combattuto alle porte di Bologna cadeva prigioniero in uno scontro con preponderanti forze tedesche, subiva inumane sevizie e barbaramente trucidato ascendeva al ciclo degli Eroi». Bologna San Giovanni in Persiceto, 9 settembre 1943-29 marzo 1945.
È ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno.
Una strada nel comune di Zola Predosa (BO) è stata intitolata al suo nome.
Su Adelfo Maccaferri è disponibile una testimonainza in video della partigiana Emma Casari registrata nel 2006 per https://www.storiaememoriadibologna.it:
https://youtu.be/BUUrmYbS4n8
- Dizionario biografico degli Antifascisti di Bologna e provincia
- Registri matricola del carcere di San Giovanni in Monte
ALTRE FONTI:
- Andrea Ferrari, Paolo Nannetti, L’eccidio di San Ruffillo. Repressione nazifascista a Bologna nell’inverno 1944-45, Bologna 1988.