BMW - Bayerische Motoren Werke
Automobili, motociclette, ma soprattutto motori aeronautici
Nata nel 1916 come produttrice di motori aeronautici, la Bayerische Motoren Werke (BMW), a seguito di alcune fusioni e divenuta società per azioni (AG), si trasferisce dal 1920 negli stabilimenti presso l'aeroporto di Oberwiesenfeld, a Monaco di Baviera (quartiere Milbertshofen-Am Hart), ancora oggi sede principale del gruppo industriale. Nel 1923 inizia la produzione di motociclette, che si pone subito all’avanguardia. Nel 1928, con l’acquisizione della VEB Automobilwerk Eisenach (AWE) prende avvio la produzione di automobili, che fino all’inizio della seconda guerra mondiale è svolta nello stabilimento di Eisenach, in Turingia. La prima utilitaria è prodotta su licenza della inglese Austin, poi dal 1932 sono commercializzati propri modelli.
Dopo il 1933, con l'affermazione del nazionalsocialismo, la BMW si trasforma in un attore chiave della politica di riarmo. La produzione di automobili e motociclette continua, ma i ricavi sono generati in misura crescente dalla produzione di motori per il settore aeronautico. Per occultare l'aumento degli ordini e il riarmo della Luftwaffe, la produzione di motori aeronautici è scorporata, e nasce una società a responsabilità limitata, la BMW Flugmotorenbau GmbH, che consente di meglio nascondere la contabilità effettiva. Con il contributo di ingenti fondi governativi, attraverso la Flugzeugkontor GmbH, di proprietà statale, prende avvio la costruzione di altri due stabilimenti: a Monaco-Allach, nel 1936, e ad Eisenach-Dürrerhof, nel 1937.
Alla fine degli anni Trenta lo sviluppo dei nuovi motori aeronautici inizia a privilegiare i modelli raffreddati ad aria, portando la BMW ad acquisire nel 1939 la Brandenburgische Motorenwerke GmbH (BRAMO), una consociata della Siemens che possiede due stabilimenti a Berlino-Spandau e Berlino-Basdorf, a cui segue nel 1940 quello di Zühlsdorf, che con la fusione nel 1941 con quello di Basdorf darà vita alla consociata Niederbarnimer Flugmotorenwerke GmbH. Motori aeronautici sono ormai prodotti in tutti gli stabilimenti del gruppo BMW, con il contributo principale da quelli di Allach e Dürrerhof.
Entro il 1944 il settore dei motori avio arriva a contribuire al 90% del fatturato aziendale. La produzione si concentra progressivamente sui motori BMW 132 (montato sullo Junkers Ju 52), Bramo 323 Fafnir (utilizzato sui Dornier Do 17 e Do 24) e, soprattutto, sul BMW 801 a "doppia stella" (montato sul caccia Focke-Wulf Fw-190 e altri velivoli). Segue lo sviluppo anche del motore a reazione BMW 003.
Abbandonata poco dopo l'inizio della guerra la produzione di auto e moto ad uso civile, si amplia la produzione per la Wehrmacht della motocicletta con sidecar BMW R 75 (prodotta ad Eisenach), e dell'autovettura militare BMW 325. L'importanza della BMW nella economia bellica nazista è testimoniata anche dall'attestato ricevuto il 1° maggio 1943 come "impresa modello in tempo di guerra", "in riconoscimento del suo straordinario impegno e delle sue prestazioni esemplari [...] nel contesto della produzione bellica tedesca".
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Nel corso del periodo bellico la crescita del Gruppo BMW diviene vertiginosa. Alla fine del 1944, i sette stabilimenti e le due filiali di Berlino e Vienna si sono trasformati in un totale di 54 unità aziendali, controllate direttamente o indirettamente, sparse in quasi tutta l'Europa occupata: fabbriche sussidiarie erano sorte ad Amburgo, Brno, Hallein, Parigi e Budapest, oltre a grandi officine di riparazione per l'esercito e l'aviazione in Francia, Norvegia, Grecia, Polonia, Romania e Unione Sovietica.
Il fatturato del 1933 di 35,56 milioni di Reichsmark, ottenuto con 6.514 dipendenti, nel 1939 arriva a 275,5 milioni, con un organico di 26.918 dipendenti. Nel 1944 le vendite risultano triplicate, raggiungendo i 750 milioni di Reichsmark, generati dal lavoro di una massa di 56.213 dipendenti, metà dei quali rappresentati da lavoratori forzati di varie categorie: lavoratori coatti, prigionieri di guerra, carcerati, prigionieri dei campi di concentramento SS.
L'arrivo dei lavoratori stranieri, italiani tra i primi.
I primi lavoratori stranieri risultano in forza agli stabilimenti BMW di Monaco alla fine del 1940: sono 506, di cui 22 italiani. Al fine di arrivare ad una produzione di 160-170 motori al mese – come richiesto dallo RLM, il Reichsluftfahrtministerium (ministero dell’Aeronautica del Reich, diretto da Hermann Göring) – la BMW ritiene però necessari ulteriori contingenti di manodopera straniera, in particolare italiana, ritenuta più affidabile in quel momento poichè provenienente da una nazione alleata. A fronte però di arrivi inizialmente modesti, i suoi dirigenti fanno notare – nel maggio 1941 - che ben 3000 italiani erano già stati invece assegnati alle aziende aeronautiche di produzione dei velivoli.
Nel giugno 1941 il numero di lavoratori stranieri in BMW risulta quasi quadruplicato, arrivando a 1958 unità. In quel momento è ancora solo il 10% della forza lavoro complessiva. Ora però gli italiani sono diventati la nazionalità più numerosa negli stabilimenti di Monaco, con 1060 lavoratori, arrivati con contratti a termine in base ad accordi interstatali italo-germanici, organizzati attraverso la CFLI - Confederazione Fascista dei Lavoratori dell'Industria. Altri italiani intanto sono registrati in altri stabilimenti del gruppo, tanto che nel settembre 1941, sia pur per lamentarsi del loro comportamento indisciplinato sul lavoro, un dirigente accenna ai “3000 italiani recentemente assunti” dalla azienda.
In un quadro di estremo bisogno di manodopera straniera per l’economia bellica nazista, il contribuito italiano è quindi significativo anche nel caso della BMW, e prosegue – in misura minore – anche dopo il 1941. Alla fine del 1943 tuttavia inizia, su richiesta del governo italiano, un parziale rientro in patria della manodopera italiana, mentre molti che erano scesi nella penisola per ferie o permessi, decidono di non rientrare. Una minoranza rimarrà bloccata nel Reich a fronte del sopraggiunto divieto di rimpatrio da parte delle autorità teedesche, destinati a rimanere in Germania come lavoratori coatti, non più volontari, fino alla fine del conflitto.
Per l’arrivo di ulteriore manodopera italiana in BMW si deve attendere l’autunno 1943, con la sopraggiunta disponibilità degli Internati militari italiani seguita gli eventi dell’8 settembre 1943 e gli ingaggi per il servizio del lavoro in Germania (tramite l’organismo di Fritz Sauckel, Generalbevollmächtigter für den Arbeitseinsatz - GBA) attuati nei territori italiani occupati grazie anche alla collaborazione della neonata Repubblica Sociale Italiana.
Negli Arolsen Archives sono conservate liste di italiani registrati in forza agli stabilimenti BMW di Monaco tra il 1940 e il 1945. Raccolgono più di 1500 nominativi, dei quali non meno di 350 registrati in data 31 agosto 1944, in coincidenza con la civilizzazione degli internati militari italiani. Molti di loro in precedenza erano inseriti in Arbeitskommando dipendenti dagli Stalag del distretto VII di Monaco, in pariticolare il VII-A di Moosburg. L'alloggio è in genere in Preussenstrasse, dove sorge uno dei campi baraccati aziendali, a pochi passi dallo stabilimento principale di Oberwiesenfeld. Parte di loro risulta poi trasferita attorno alla fine dell’ottobre 1944 allo stabilimento di Allach.
Per il resto si tratta di lavoratori civili ingaggiati con varie modalità più o meno coattive, e di rastrellati nelle cosiddette azioni anti-bande. Un primo importante contingente è rappresentato da diverse decine di uomini provenienti da varie località del territorio casertano, napoletano e del Lazio meridionale, dove erano stati “razziati” – insieme a varie altre migliaia - il 23 settembre 1943 dalle truppe tedesche in procinto di abbandonare la regione campana per attestarsi sulla linea Gustav. Uno dei convogli di "schiavi" partiti nei giorni successivi arriva nel lager di Dachau, da dove i rastrellati sono smistati verso vari impieghi in Baviera e Austria. Per la BMW di Monaco sono registrati a partire dall'inizio dell'ottobre 1943.
Tra i vari contingenti di rastrellati italiani che arrivano a Monaco tra la primavera e l'autunno 1944, da segnalare quello assegnato alla BMW in data 3 agosto 1944. Si tratta di un centinaio di rastrellati provenienti per lo più dalla Toscana settentrionale, dal Modenese (in particolare catturati il 20 luglio 1944 a Castellarano) e in una ventina anche dal Bolognese, in prevalenza dai comuni appenninici (vedi Elenco 5.8.3). Partiti con ogni probabilità dal Dulag di Fossoli poco prima del trasferimento delle sue funzioni a Bolzano-Gries, all'arrivo sono alloggiati nel campo baraccato aziendale di Schlessheimerstrasse, situato anch'esso a breve distanza dalla sede aziendale principale. Alcuni di loro risultano successivamente trasferiti a Landsberg alla metà del marzo 1945, per impieghi non meglio specificati.
Manodopera dai lager SS per produrre in gallerie e miniere
Per quanto riguarda l'utilizzo di prigionieri dei campi SS, la BMW inizia a farvi ricorso già nel 1941, e nel 1942 gli stabilimenti di Allach e Dürrerhof istituiscono campi satellite in cui alloggiarli, facendoli affluire da Dachau, al fine di sfruttarne il lavoro in turni di 12-15 ore al giorno, con una alimentazione del tutto insufficiente, pessime condizioni igieniche, applicando una disciplina durissima. Alla SS è pagato un affitto dei prigionieri con tariffe di 6 marchi al giorno nel caso di operai specializzati e 4 marchi al giorno se utilizzati come manovali generici. La SS si impegna a sostituire gli eventuali prigionieri che non siano più in grado di lavorare. Nel 1944 il 67% delle 17.000 persone impiegate nello stabilimento di Allach sono lavoratori forzati di varie categorie, tra i quali circa 5.500 prigionieri SS.
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Il ricorso al lavoro schiavile dei KZ-Haeftlinge cresce rapidamente non solo per sostituire la manodopera tedesca inviata a combattere per la Wehrmacht, a fronte di aumentate esigenze produttive di motori avio, ma anche per fornire la manovalanza necessaria all'allestimento dei nuovi siti produttivi protetti in miniere, gallerie, bunker e edifici camuffati, in cui decentrare la produzione degli stabilimenti principali finiti sotto la mira dei bombardieri alleati. Eisenach subisce vari attacchi aerei che tra il luglio 1944 e l’inizio del 1945 causano la distruzione dello stabilimento BMW al 65%. Dopo il bombardamento sulla sede principale di Monaco nel marzo 1943, parte della produzione si trasferisce ulteriormente nello stabilimento di Allach, che tuttavia, anche se già "bunkerizzato", subsce danni ingenti con l'incursione del 19 luglio 1944.
Per continuare in qualche modo la produzione anche la BMW, come le altre principali aziende di armamenti, seguendo le stringenti direttive prima del ministero dell’Aeronautica del Reich, poi dello “Jagerstab” (Stato Maggiore dei Caccia, istituito nel marzo 1944, che comprendeva rappresentanti dell'industria, delle SS e del Ministero degli Armamenti), è costretta - a fronte di enormi difficoltà logistiche e tecniche - a decentrare parti crescenti del processo produttivo.
Al novembre del 1944, un totale di 85 siti di trasferimento ospitano parti più o meno grandi della produzione di motori aeronautici. Risultano trasferiti fino a quel momento più di 73.000 macchine, equivalenti a quasi il 65% del parco macchine utensili dell'azienda, insieme a oltre 26.000 lavoratori, ovvero il 40% della forza lavoro aziendale.
Una serie di officine è dislocata nel corso del 1944 nei dintorni di Monaco e nella regione bavarese. A Kolbermoor nella primavera 1944 è ricavata una linea produttiva nei locali di un cotonificio; un altro insediamento trova spazio in un ex-lanificio a Bruckmühl. Nelle due località sono impiegati anche carcerati della prigione bavarese di Bernau, tra i quali italiani condannati da tribunali militari tedeschi che vi erano stati inviati in espiazione ai lavori forzati. Altre delocalizzazioni importanti investono le località di Feilnbach, Fürstenfeldbruck, Feldafing, Esting, Wasserburg am Inn.
Uno dei progetti principali prevede di trasferire parte dei macchinari di Allach in una galleria ferroviaria inutilizzata che si trovava in Alsazia, presso Markirch, dove è allestito dal marzo 1944 un sottocampo del KL di Natzweiler-Struthof. I prigionieri, fatti affluire per lo più dal sottocampo di Dachau-Allach, devono preparare il tunnel, ma a causa dell'avanzata alleata il progetto è abbandonato entro il mese di agosto, quando la produzione è appena iniziata.
Anche l'allestimento di un sottocampo di Flossenbürg a Hersbruck, presso Happurg, nel nord-est bavarese, che prevedeva lo scavo di gallerie sotto una montagna (nome in codice "Esche I", "Dogger"), portato avanti al costo di enormi perdite umane e grandi sofferenze dapatte di 6.000 prigionieri, non avrà esiti produttivi, non riuscendo ad essere completato in tempo. Così come il sacrificio di migliaia di deportati del lager di Buchenwald inviati ad allestire luoghi produttivi in miniere di potassa situati in Turingia e Sassonia-Anhalt per trasferirvi macchinari provenienti dagli stabilimmenti BMW di Eisenach, Dürrerhof, Spandau e Zühlsdorf, arriveranno ad essere parzialmente disponibili per la produzione talmente tardi da impedirne un reale utilizzo.
I campi di concentramento - e relativi sottocampi - in cui la BMW tenta di avviare produzioni di componenti, con maggiore o minore successo, sono i seguenti. Dipendenti da Dachau: Blaichach, Karlsfeld, Kaufbeuren, Kempten, Monaco-Allach, Stephanskirchen, Trostberg. Dipendenti da Flossenbuerg: Happurg, Hersbruck. Dipendenti da Buchenwald: Abteroda, Bad Salzungen, Eisenach. Dipendenti da Natzweiler-Struthof: Markirch. La lista però non tiene conto di componenti prodotte in altri campi di concentramento attraverso aziende compartecipate o licenziatarie (come nel caso della Helmuth Sachse KG a Kempten) e di subfornitura.
In molti di quei campi è documentabile una significativa presenza di deportati italiani, che in alcuni casi arriva ad essere percentulmente importante. Come ad esempio nel caso del sottocampo di Natzweiler di Markirch, dove oltre 300 dei circa 1800 deportati arrivati da Dachau erano italiani. O come in quello di Trostberg, dove erano italiani 135 dei 935 prigionieri giunti entro l'inizio del 1945.
Per quanto riguarda i deportati bolognesi (o provenienti da una deportazione iniziata a Bologna) presenti nei campi menzionati, vanno ricordati: a Markirch: Bartolazzi Leandro, Bastelli Libero, Bondielli Vittorio, Capelli Adelmo, Cassani Giorgio (vedi anche sua testimonianza), Falzoni Sostegno, Trebbi Alberto, Trigari Gaetano; a Kempten: De Maria Vanes; ad Allach: Pacchi Francesco; a Hersbruck: Focherini Odoardo, Grimaldi Fioravante, Marani Giuseppe, Mattioli Dino, Melli Sergio, Nuti Giuseppe, Risi Ezio, Stefanini Evelino.
Memoria e responsabilità
Accanto alle responsabilità della BMW per il suo importante ruolo nella economia bellica nazista e nello sfruttamento di lavoratori forzati provenienti da tutta l’Europa occupata, è altrettanto doveroso ricordare come negli anni Ottanta la BMW abbia iniziato ad affrontare pubblicamente il suo coinvolgimento con il lavoro forzato, a seguito anche della pubblicazione del libro di Horst Mönnich, Vor der Schallmauer. BMW, Eine Jahrhundertgeschichte, Band 1, 1916-1945 (Econ Verlag , 1983). Sono seguite tesi di laurea e altri studi di approfondimento.
Secondo quanto riportato nella sezione storica del sito aziendale del gruppo industriale bavarese, alla fine degli anni Novanta la BMW è diventata membro della fondazione "Memoria, Responsabilità, Futuro", che ha erogato risarcimenti ai lavoratori forzati. Dal giugno 2020, il Museo BMW di Monaco di Baviera ospita uno spazio dedicato al tema del lavoro forzato in BMW, con approfondimenti disponibili anche nella sezione storica del sito aziendale.
L'azienda sostiene la Jerusalem Foundation dal 1989 con un programma dell'Adam Institute for Democracy and Peace per l'insegnamento dei valori democratici e dell'educazione alla pace in Israele. Dal 2011, il BMW Group collabora con l'Alleanza delle Civiltà delle Nazioni Unite (UNAOC) per superare le sfide interculturali attraverso l'innovazione sociale. Con l'Intercultural Innovation Hub, è stata creata una rete che vuole unire nazioni e culture, rafforzare le organizzazioni e promuovere progetti di innovazione interculturale. In Germania, il BMW Group sostiene attivamente l'integrazione dei rifugiati con progetti come Work Here! che dal 2015 in collaborazione con l'ufficio federale del lavoro, offre programmi di formazione di diverse settimane per i rifugiati. Nel 2011 inoltre la BMW ha firmato la Carta della Diversità, impegnandosi a creare un ambiente di lavoro libero da pregiudizi.
IMMAGINI:
1) Motocicletta BMW R 74 in uso alla Wehrmacht
2) Il caccia Focke Wulfe Fw 190, spinto dal motore BMW 801
3) Deportati al lavor nello stabilimento BMW di Allach (fonte: Archivio gruppo BMW)
4) Foto aerea del lager di Hersbruck
FONTI E ULTERIORI APPROFONDIMENTI:
- Sulla storia del gruppo BMW e l'impiego di lavoratori forzati nei suoi stabilimenti, vedi: Constanze Werner, Kriegswirtschaft Und Zwangsarbeit Bei Bmw: Im Auftrag Von Mtu Aero Engines Und Bmw Group. Perspektiven, 1. Oldenbourg Verlag, München 2005.
- La sezione storica del sito aziendale del gruppo BMW riporta una ampia rassegna, corredata da immagini, sugli sviluppi della azienda dalla fondazione e durante il periodo nazionalsocialista, toccando anche il tema dell'utilizzo del lavoro forzato:
https://www.bmwgroup.com/de/unternehmen/historie.html
https://www.bmwgroup.com/de/unternehmen/historie/bmw-waehrend-der-zeit-des-nationalsozialismus.html
- Sui campi di concentramento e loro sottocampi citati si rimanda alle schede contenute nell'opera: Megargee, Geoffrey P. (a cura di), The United States Holocaust Memorial Museum Encyclopedia of Camps and Ghettos, 1933-1945, Volume I, Part A e Part B
https://www.ushmm.org/online/camps-ghettos-download/EncyclopediaVol-I_PartA.pdf
https://www.ushmm.org/online/camps-ghettos-download/EncyclopediaVol-I_PartB.pdf
Sugli impianti BMW di Monaco di Baviera e Allach e il loro bombardamento da parte degli alleati, vedi anche i rapporti di The United States Strategic Bombing Survey, che contiene anche interessanti mappe degli impianti e fotografie:
- Bayerische Motorenwerke AG, Munich, Germany. Aircraft Division, January 1947
https://aul.primo.exlibrisgroup.com/discovery/delivery/01AUL_INST:AUL/995573393406836
- Bavarian Motor Works Inc. Eisenach & Durrerhof. Aircraft Division, January 1947
https://aul.primo.exlibrisgroup.com/discovery/delivery/01AUL_INST:AUL/995573383406836


