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DEPORTATO POLITICO

PEDRINI ADELMO

Nato l'11 agosto 1888 a Minerbio (BO)
Residente a in Francia
Arrestato nel 1940 a Francia
Luoghi di detenzione: campo di Vernet d'Ariège, Tolosa
Deportato a Dachau, Mauthausen
È sopravvissuto alla deportazione
nessun numero assegnato

Pedrini Adelmo, da Giulio e Adelaide Barigazzi, nato l'11 agosto 1888 a Minerbio (BO). Nel 1943 residente in Francia. Licenza elementare. Impiegato.

Schedato nel Casellario Politico Centrale tra il 1910 e il 1943; iscritto alla rubrica di frontiera.

Il Dizionario biografico degli Antifascisti di Bologna e provincia riporta le seguenti note.

Anarchico. Per il suo impegno di attivista sindacale dei braccianti bolognesi il mestiere che faceva in gioventù - nel 1909 fu eletto alla vice segreteria della Lega provinciale dei braccianti. Essendo di orientamento anarchico e facendo parte del gruppo politico guidato da Armando Borghi, nel 1912 non aderì alla scissione sindacale promossa dal PSI per la costituzione della CCdL e restò in quella che fu chiamata la Vecchia CdL. Contemporaneamente divenne dirigente dell'USI e subì numerosi arresti e condanne per la sua attività contro la politica militare. Nel 1913 si trasferì a Mirandola (MO) per assumere la segretaria della CdL. Tornato a Bologna nel 1914, passò al campo interventista, suscitando forti polemiche e risentimenti tra gli anarchici soprattutto da parte di Borghi. Pur essendo stato riformato dal servizio militare, all'inizio del conflitto partì volontario e fu smobilitato nel 1918. Tornato dal fronte, fu utilizzato dal governo per tenere conferenze in Italia e negli USA sulla politica estera nazionale per l'annessione della Dalmazia e dell?Albania. Nel 1918, con Ettore Cuzzani, diede vita alla UIL provinciale, la nuova organizzazione sindacale alla quale aderirono gli anarchici e gli anarco-sindacalisti interventisti. Fu inoltre tra i promotori della UNL (Unione Nazionale del Lavoro), l'organizzazione nazionale interventista che avrebbe dovuto contrapporsi alla CGdL e all'USI. Il 9 aprile 1919 intervenne alla riunione per la costituzione del Fascio di combattimento di Bologna e fu eletto nella giunta provinciale e nella commissione stampa. All'interno del Fascio fece parte del gruppo della sinistra democratica e antimussoliniana. Uscì dal Fascio – analogamente e quanto fecero gli altri ex interventisti democratici - quando Leandro Arpinati diede un indirizzo reazionario all'organizzazione fascista. Nel 1920, con Cuzzani e altri, fondò “La Rivoluzione”, il periodico nazionale degli ex anarco-sindacalisti, che uscì per breve tempo a Milano. Nello stesso anno prese parte a Fiume alla sedizione dannunziana e nel 1921 fu eletto nel Comitato centrale dell'Associazione dei legionari fiumani. Per la sua partecipazione alla guerra e alle lotte politiche del dopoguerra in opposizione ai partiti di sinistra, la polizia - che lo aveva schedato sin dal 1909 - mutò il giudizio politico nei suoi confronti. In una relazione al governo del 1920, in cui erano elencate le sue «benemerenze patriottiche», la polizia di Bologna concluse affermandò: «Non è pertanto da ritenersi pericoloso». Tornò a essere politicamente pericoloso quando uscì dal Fascio e cominciò a militare in campo antifascista. Subì dure persercuzioni da parte dei fascisti per cui nel 1923 fu costretto a espatriare in Francia. A causa dei suoi recenti trascorsi politici non riuscì a stabilire buoni rapporti con il mondo antifascista italiano e in particolare con il PSI al quale aveva cercato di avvicinarsi. Si iscrisse alla LIDU e pare anche alla SFIO e nel 1926 a Tolosa divenne redattore del periodico antifascista “Il mezzogiorno”, sul quale scrisse numerosi articoli contro il regime fascista. Per questa sua attività politica nel 1926, unitamente a Cuzzani e ad altri 17 antifascisti, fu privato della cittadinanza italiana. Il decreto (pubblicato su “La Gazzetta del regno” del 19/10/26 n. 243) fu revocato nel 1932. Nel 1936 si recò in Spagna e prese parte alla guerra civile in difesa della repubblica democratica. Tornato in Francia, riprese l'attività politica e nel 1940 fu arrestato e internato nel campo di concentramento di Vernet d'Ariège. Vi restò sino al 9 novembre 1942 quando – essendosi rifiutato di essere rimpatriato - la Gestapo lo trasferì nei lager tedeschi.

E' deportato a Dachau , dove giunge il 28 agosto 1944 con un trasporto partito da Tolosa il precedente 3 luglio. Riceve la matricola 94261 e dichiara il mestiere di giornalista.

E' poi trasferito a Mauthausen il 14 settembre 1944, dove all'arrivo il giorno 16 è immatricolato con il numero 98814, è classificato con la categoria Schutz. Risulta assegnato dal 21 settembre 1944 al sottocampo di Melk (nome in codice «Quarz»). Passa poi al sottocampo di Ebensee, dove sarà liberato dall'armata americana.

Uscito vivo dai lager nazisti, anche se minato irrimediabilmente nel fisico, tornò in Francia. Nel 1946 rimpatriò definitivamente e si stabilì a Bologna.

Ha pubblicato (con E. Cuzzani). Il movimento sindacale e la sua funzione politica, Bologna, tip. Azzoguidi 1920


FONTI PRINCIPALI:

- Mantelli-Tranfaglia, Il libro dei deportati, vol. I

- Mauthausen, schede dei prigionieri

- Dizionario biografico degli Antifascisti di Bologna e provincia

ALTRE FONTI:

- Fondation pour la Memoire de la Deportation; "Train fantome"; Transport parti le 3 juillet 1944 de Toulouse et arrivé le 28 août 1944 au KL Dachau - I.261 (http://www.fmd.asso.fr).

Rif: DEPORTATO POLITICO-2227



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