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LAVORATORE COATTO

MARZOCCHI BRUNO

Nato il 18 settembre 1910 a Imola (BO)
Residente a Imola (BO)
Catturato il 9 ottobre 1944 a Sesto Imolese (Bo)
Luoghi di detenzione: campo GBA di Fossoli, Peschiera del Garda, Innsbruck
Luoghi di lavoro nel Reich: Kahla
Non è sopravvissuto
nessun numero assegnato

Marzocchi Bruno, da Vincenzo ed Elvira Mirri, nato il 18 settembre 1910 a Imola (BO), lì residente. Coniugato. Colono.

E' catturato il 9 ottobre 1944 nella frazione di Sesto Imolese di Imola (BO) nel corso di un vasto rastrellamento tedesco che dalle 6 del mattino muovendo dalle località di Balia, Bettola e Sterlina passando di casa in casa prelevò tutti gli uomini. Concentrati inizialmente in piazza, dove i più anziani vennero rimandati a casa, i rastrellati furono inviati in un centinaio a Medicina (BO) per essere oggetto di ulteriore selezione. Anche per effetto dell'intervento di un reggente del Fascio infiltrato dalla Resistenza circa la metà fu rilasciata, mentre gli altri, oltre una cinquantina, vennero avviati al campo di Fossoli di Carpi, gestito dall'agosto 1944 come Sammellager del GBA, l'organizzazione per il servizio del lavoro tedesco.

Dopo una tappa a Peschiera è inviato nel Reich, insieme ai compagni imolesi e altri italiani (tra i quali in particolare i numerosi rastrellati provenienti da Castelnovo ne' Monti, nel Reggiano) per essere impiegato come lavoratore coatto, raggiungendo prima la città di Erfurt poi Kahla, in Turingia, dove circa 15.000 lavoratori provenienti da varie nazioni dell'Europa occupata erano utilizzati da un cartello industriale di 95 aziende raccolte sotto la sigla Reimahg (acronimo di REIch MArshall Hermann Goering) il cui compito era di sviluppare il progetto di costruzione del nuovo avveniristico caccia a reazione Me-262 sfruttando ed ampliando anche un reticolo di miniere di caolino che si trovavano sotto la collina del Walpensberg, già utilizzate per fornire materia prima alla produzione della rinomata porcellana locale. Nell'autunno del 1944 i campi esistenti erano una decina e il contingente di lavoratori italiani, sia civili che prigionieri di guerra, avrebbe raggiunto le circa 3200 persone (stima forzatamente approssimativa), secondo solo a quello russo. In considerazione della priorità strategica assegnata al progetto, le condizioni di vita e lavoro dei lavoratori e prigionieri impiegati a Kahla furono terribili, causando una mortalità altissima. Tra le vittime complessivamente accertate, 991 (ma il dato è certamente parziale ed esistono stime di circa 6000 decessi), gli italiani, con 441 vittime, furono il gruppo nazionale con il più alto tasso di mortalità. Da sottolineare come il gruppo dei rastrellati imolesi inviato a Kahla rifletta in pieno tale triste primato, e anzi lo superi in gravità, con ben 10 deceduti tra i 15 che vi erano giunti (*).

Tra quelle vittime anche Bruno Marzocchi che risulta deceduto a Kahla il 29 marzo 1945, in circostanze sconosciute.

NOTE:

(*) Su Kahla e gli italiani che vi furono inviati, vedi in particolare il prezioso contributo di Massimiliano Tenconi, Destinazione Reimahg, in: Studi e ricerche di storia contemporanea, anno 2007, fascicolo 67, pagg. 5 e sgg., scaricabile anche al seguente indirizzo: http://www.isrecbg.it/web/wp-content/uploads/2014/04/Tenconi_n.67.pdf


FONTI PRINCIPALI:

- Orazi, La deportazione nel Terzo Reich dall'archivio dell'Aned imolese

- CIDRA, Archivio ANED Imola

- Dizionario biografico degli Antifascisti di Bologna e provincia

 

Rif: LAVORATORE COATTO-3115



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