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DEPORTATO POLITICO

MANINI ADELMO

Nato il 2 febbraio 1899 a Molinella (BO)
Residente a Budrio (BO)
Arrestato il 7 novembre 1943 a Budrio (BO)
Luoghi di detenzione: carcere di Bologna, carcere di Castelfranco Emilia, Verona
Deportato a Dachau, Mauthausen l'1 marzo 1944
È sopravvissuto alla deportazione
nessun numero assegnato

Manini Adelmo, da Sante ed Elvira Lullini; nato l'1 o 2 febbraio 1899 a Molinella (BO). Nel 1943 residente a Vedrana di Budrio (BO). Coniugato, 2 figli. Mezzadro.

Schedato nel Casellario Politico Centrale tra il 1939 e il 1943, come antifascista.

Il Dizionario biografico degli Antifascisti di Bologna e provincia riporta le seguenti note.

Iscritto al PSI. Il 4 settembre 1921, con numerosi altri militanti socialisti e comunisti, prese parte a uno scontro a fuoco con i fascisti a Mezzolara (Budrio). Un socialista e un fascista restarono uccisi. Il 7 gennaio 1922 fu arrestato con una quarantina di antifascisti. Il 28 maggio 1923, con altri 24 compagni, comparve davanti alla corte d'assise di Bologna per rispondere di omicidio e costituzione di banda armata. I giudici, anche in considerazione del fatto che il fascismo era al potere, ebbero la mano particolarmente pesante con tutti gli imputati. L'8 giugno 1923 fu condannato a 9 anni, 4 mesi e 15 giorni di reclusione. Il 13 novembre 1923 venne liberato dal carcere di Castelfranco Emilia (BO) a seguito della concessione dell'amnistia. Nel 1929 fu bastonato dai fascisti a Mezzolara perché fischiettava «inni sovversivi»; nel 1937 gli venne inflitta l'ammonizione perché solito fare discorsi antifascisti. L'11 gennaio 1939 fu arrestato a Mezzolara per avere fischiettato «Bandiera rossa» mentre giocava a carte in un ritrovo pubblico. Il 21 marzo venne scarcerato e ammonito nuovamente. Fu in seguito vigilato dalla polizia sino al 9 luglio 1943.

Il 7 novembre 1943 è arrestato dai carabinieri a Mezzolara di Budrio, unitamente ad Alberto Trebbi, e condotto a Bologna dove è incarcerato con la matricola 8320 a San Giovanni in Monte, inizialmente a disposizione della Federazione Fascista Repubblicana. Da fine novembre 1943 passa sotto autorità di polizia tedesca.

Il 29 gennaio 1944 a seguito di un bombardamento su Bologna che danneggia anche un'ala del carcere l'intera sezione tedesca dei detenuti politici è trasferita nel carcere di Castelfranco Emilia. Tra essi anche Manini, che vi rimane fino al 29 febbraio 1944, quando è aggregato ad un trasporto di 18 politici bolognesi che dopo una tappa a Verona raggiungerà Dachau il 2 marzo 1944. Qui riceve la matricola 64820 ed è classificato come Schutzhaeftlinge.

È poi trasferito a Mauthausen, dove giunge il 2 aprile 1944; qui riceve la matricola 61258 e mantiene la categoria Schutz; mestiere dichiarato: agricoltore. Secondo i dati riportati nella sua Haeftlings-Personal-Karte dal 28 aprile 1944 in avanti è destinato al sottocampo di Gusen, assegnato come Hilfsarbeiter (manovale) al reparto di produzione della ditta Messerschmitt di componenti per il caccia a reazione Me 262 allestito nelle gallerie fatte scavare dai detenuti a St. Georgen.

Liberato a Gusen dall'armata americana.

Riconosciuto patriota dall'apposita Commissione regionale, con ciclo operativo dal 29 febbraio 1944 alla Liberazione.


FONTI PRINCIPALI:

- Mantelli-Tranfaglia, Il libro dei deportati, vol. I

- Registri matricola del carcere di San Giovanni in Monte

- Rubriche del carcere di Castelfranco Emilia

- Dizionario biografico degli Antifascisti di Bologna e provincia

- Mauthausen, schede dei prigionieri

- Dachau, lista dei prigionieri compilata nel dopoguerra

Rif: DEPORTATO POLITICO-2170



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