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FUCILATO IN PIAZZA

DE GIOVANNI EDERA

Nata il 17 luglio 1923 a Monterenzio (BO)
Residente a Monterenzio (BO)
Arrestata il 27 marzo 1944 a Bologna (BO)
Luoghi di detenzione: carcere di Bologna
Fucilata l'1 aprile 1944 alla Certosa di Bologna
nessun numero assegnato

De Giovanni Francesca Edera, «Edera», da Alfredo e Luigia Maria Grilli, nata il 17 luglio 1923 a Monterenzio (BO); lì residente nella frazione di Savazza.

Il padre era il mugnaio di Savazza, dove la famiglia, composta anche dai figli Franco, Rossana e Loredana, abitava.

All'inizio della guerra per un periodo Edera si trasferì a servizio in una casa di Bologna, poi in seguito alla morte della madre tornò a vivere e lavorare al mulino di famiglia a Savazza di Monterenzio.

Negli ultimi giorni del gennaio 1943, mentre si trovava in un locale pubblico, a Savazza, si avvicinò a un impiegato comunale e, indicando la camicia nera che portava sotto la giacca, disse: «Queste camicie nere... fra qualche anno dovranno scomparire». Denunciata non si sa da chi, fu arrestata il 28 gennaio. Interrogata dai carabinieri, ammise di avere pronunciato la frase, ma in tono scherzoso perché la camicia non era pulita. Dopo 15 giorni di carcere fu diffidata e liberata.

Il mulino intanto era divenuto luogo di ritrovo per gli antifascisti della zona.

Dopo l'8 settembre nacque un primo gruppo di partigiani composto da Enrico Foscardi (di professione falegname), Attilio Diolaiti (venditore ambulante), Luciano Bergonzini (studente universitario sfollato), Ettore Zaniboni (vigile municipale), Dante Ugolini (macellaio) e lo stesso Guerrino De Giovanni, cugino di Edera, che guidava il gruppo e lavorava alla “Ducati”. Quest'ultimo fu tra gli organizzatori degli scioperi e del sabotaggio della produzione bellica nella fabbrica bolognese e venne arrestato ed incarcerato fino al 22 marzo 1944.

Del gruppo entrò far parte anche Egon Brass, uno studente originario di Aidussina (GO), che divenne il fidanzato di Edera.

Il gruppo decise di prendere contatti con esponenti della Resistenza a Bologna. Il 25 marzo scesero in città Edera, Egon Brass, Enrico Foscardi, Attilio Diolaiti ed Ettore Zaniboni per recarsi all'appuntamento in Piazza Ravegnana davanti alla bancherella di penne stilografiche, gestita dal Diolaiti, con un certo Remo Naldi, che si svelerà essere un infiltrato, ma che per messa in scena si fece arrestare insieme a Zaniboni. Negli stessi giorni a Savazza fu arrestato anche Ferdinando Grilli, zio di Edera, e portato nel carcere bolognese di San Giovanni in Monte dove erano detenuti gli altri arrestati di Monterenzio, posti a disposizione del Questore. Furono interrogati e torturati dagli uomini della famigerata Compagnia Autonoma Speciale (CAS) comandata da Renato Tartarotti.

Edera risulta incarcerata a San Giovanni in Monte il 30 marzo 1944, con matricola 1982.

Nella notte tra il 31 marzo e l'1 aprile 1944 per ordine del Questore è prelevata dal carcere insieme a Egon Brass, Attilio Diolaiti, Enrico Foscardi, Ferdinando Grilli e Ettore Zaniboni.

Prima di uscire Edera consegnò 100 lire a madre teresa, la suora responsabile del reparto femminile, perchè li facese avere alla famiglia. Al gruppo venne detto che dovevano essere trasferiti al carcere di Castelfranco Emilia, ma il tragitto sarà assai più breve e arrivati al cimitero della Certosa di Bologna, saranno fatti scendere e dopo essere stati addossati ad uno dei muri di recinzione fucilati da un plotone della CAS comandato dal milite Renato Roncarelli.

Fu la prima donna a essere fucilata a Bologna dai fascisti. Sembra che davanti al plotone di esecuzione abbia pronunciato queste ultime parole: « Uccidetemi pure se anche una inerme fanciulla diciannovenne vi fa tremare! Ma non è lontano il momento della vendetta e voi ripagherete col sangue il sangue che avete sparso», ma per altre fonti edera invece al momento dell'esecuzione si girò, muta per sputare verso i cernefici, prendendo la scarica nel petto.

Notizia dell'esecuzione fu data il 2 aprile dal quotidiano "Il Resto del Carlino" in un articolo dal titolo “Ferma ed energica azione contro le bande terroristiche”.

Edera De Giovanni è stata riconosciuta partigiana dall'apposita Commissione regionale, con ciclo operativo dal 9 settembre 1943 all'1 aprile 1944.

Il suo nome è stato dato a una strada e a una scuola d'infanzia di Bologna e a una strada di Monterenzio.

FONTI PRINCIPALI:

- Dizionario biografico degli Antifascisti di Bologna e provincia

- Registri matricola del carcere di San Giovanni in Monte

ALTRE FONTI:

- “Edera” De Giovanni la prima partigiana uccisa dai fascisti, scheda biografica a cura del Comune di Bologna (http://www.comune.bologna.it/sites/default/files/documenti/Edera%20biografia.pdf.)

 

 

Rif: FUCILATO IN PIAZZA-4333



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