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FUCILATO IN PIAZZA

CERVELLATI LUCIANO

Nato il 3 ottobre 1925 a Sala Bolognese (BO)
Residente a Bologna (BO)
Arrestato il 13 luglio 1944 a Bologna (BO)
Luoghi di detenzione: carcere di Bologna
Fucilato il 14 luglio 1944 in Piazza Nettuno
nessun numero assegnato

Cervellati Luciano, da Cesare e Mafalda Serra, nato il 3 ottobre 1925 a Sala Bolognese (BO); residente a San Giovanni in Persiceto (BO). Licenza elementare. Operaio meccanico.

Militò nella 7a brigata Garibaldi GAP «Gianni» e operò a Bologna.

In attesa di raggiungere le formazioni partigiane operanti in montagna, si trovava temporaneamente ospitato segretamente in una casa colonica della famiglia antifascista dei Serenari (*), a Sabbiuno di Castel Maggiore, insieme ai fratelli Amato e Decimo Muzzi, e a Guerrino Galletti, quando il 13 luglio 1944 Giovanni Bortolani, che avrebbe dovuto essere anch'egli del gruppo destinato alla montagna, si presentò accompagnato da agenti di polizia sotto copertura, conosciuti nell'officina dove lavorava, che ingenuamente aveva ritenuto partigiani in grado di trasportarli a destinazione. I finti partigiani li fecero salire in un camioncino che subito si diresse verso la città, dove furono arrestati e incarcerati.

Sui registri-matricola risulta in ingresso a San Giovanni in Monte, con matricola 11332, a disposizione dello «Ispettorato Regionale Emilia - Ufficio politico investigativo» della GNR.

Gli stessi registri annotano la sua uscita sempre in data 14 luglio, con la seguente annotazione: «esce per ordine ispettorato regionale emilia; consegnato a questura ausiliario».

Il Cervellati, insieme ai compagni con cui era stato arrestato, sarà prelevato da Renato Tartarotti, comandante della famigerata "C.A.S.", la Compagnia autonoma speciale dipendente direttamente dal Questore Giovanni Tebaldi. Secondo testimonianze rilasciate in occasione del processo a Tartarotti, tenutosi nell'estate 1945 (**), una volta ricevuto l'ordine dal questore, egli quella notte si presentò negli uffici della questura per chiedere le manette occorrenti al prelievo di cinque detenuti da San Giovanni in Monte; non trovandone avrebbe annunciato che li avrebbe legati con della corda. Di lì a poco i funzionari della questura che si trovavano di turno avrebbero udito numerosi spari provenienti da un luogo vicino, destinati a protrarsi per un'ora e un quarto, alternandosi tra brevi raffiche e colpi isolati.

I corpi delle cinque vittime, crivellati di colpi, saranno lasciati il giorno successivo in esposizione sulla piazza, con i cartelli «Giustiziati perchè trovati in possesso di armi» e «Posto di ristoro per i ribelli». Al mattino sopraggiungerà anche la madre dei fratelli Muzzi, che gettatasi sui corpi dei figli in uno sfogo disperato griderà, prima di essere allontanata: «Perché me li hanno uccisi? Non avevano fatto alcun male. Non è vero che avessero armi...erano dei ragazzi!».

In data 15 luglio sul quotidiano bolognese "il Resto del Carlino" compariva il solito articolo, contenente le usuali farneticazioni propagandistiche e falsità:

«Repressione in atto. Cinque terroristi giustiziati. La prefettura comunica: All'alba del 14 corrente sono stati giustiziati cinque componenti di una banda di terroristi che si era resa responsabile - nelle ultime settimane - di numerosi omicidi e ferimenti, ai danni di militari italiani e tedeschi e di fascisti. I criminali, tutti trovati in possesso di armi, e ampiamente confessi dei loro delitti, sono i seguenti: Musi Amato (omicida); Musi Decimo (propagandista e omicida); Galletti Guerrino (capo settore G.A.P. e omicida); Cervellati Luciano (capo banda, omicida e sabotatore) e Bortolani Giovanni (dirigente comunista e omicida). (...) La fucilazione dei cinque terroristi servirà di monito ad altri criminali assoldati dal nemico che intendono persistere nello svolgimento della loro attività contraria alla nazione e al popolo».

Le 5 salme nel frattempo erano state trasferite all'istituto di Medicina legale, in via Irnerio, dove saranno rintracciate, dopo affannose ricerche, proprio da suo padre (***), il quale una volta appreso dal giornale dell'avvenuta fucilazione, anche grazie alla sua funzione di pompiere riuscirà a seguirne il destino fino alla sepoltura (che nei progetti della Questura avrebbe dovuto essere segreta e anonima), che avverrà il 22 luglio in un'area esterna del cimitero di Borgo Panigale, dove nel dopoguerra saranno recuperate.

Riconosciuto partigiano dall'apposita Commissione regionale, con ciclo operativo dall'1 ottobre 1943 al 14 luglio 1944.

NOTE:

(*) Testimonianza di Lina Serenari, in Luciano Bergonzini, La Resistenza a Bologna. Testimonianze e documenti, Bologna, ISB 1980, vol. V, p. 595-596

(**) Fotocronaca completa del processo Tartarotti condannato a morte mediante fucilazione alla schiena dalla Corte di Assise Straordinaria di Bologna, Società Tipografica Editrice Bologna, Bologna 1945, p. 14

(***) Testimonianza di Cesare Cervellati, in Luciano Bergonzini, La Resistenza a Bologna. Testimonianze e documenti, Bologna, ISB 1980, vol. V, p. 912


FONTI PRINCIPALI:

- Dizionario biografico degli Antifascisti di Bologna e provincia

- Registri matricola del carcere di San Giovanni in Monte

 

Rif: FUCILATO IN PIAZZA-4342



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