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FUCILATO IN PIAZZA

BORTOLANI GIOVANNI

Nato il 14 maggio 1913 a Bologna (BO)
Residente a Bologna (BO)
Arrestato il 13 luglio 1944 a Bologna (BO)
Luoghi di detenzione: carcere di Bologna
Fucilato il 14 luglio 1944 in Piazza Nettuno
nessun numero assegnato

Bortolani Giovanni, «Gianni», da Raffaele e Ida Borelli, nato il 14 maggio 1923 a Bologna; lì residente. Licenza elementare. Meccanico.

Militò nella 7a brigata Garibaldi GAP «Gianni» e operò a Bologna.

Con il progetto di raggiungere le formazioni partigiane operanti in montagna, nella officina in cui lavorava a Bologna entrò in contatto con dei falsi emissari partigiani, in realtà poliziotti sotto copertura, con cui concordò il prelievo di altri quattro giovani partigiani che in attesa della stessa destinazione si trovavano temporaneamente ospitati in una casa colonica della famiglia antifascista dei Serenari (*), a Sabbiuno di Castel Maggiore: i fratelli Amato e Decimo Muzzi, Luciano Cervellati e Guerrino Galletti.  Il 13 luglio 1944 si presentò, accompagnato dai falsi partigiani, a prelevare i quattro compagni, che ignari della trappola salirono sul camioncino che avrebbe dovuto trasportarli a destinazione, e che invece si diresse subito verso la città, dove furono arrestati e incarcerati.

Sui registri-matricola risulta in ingresso a San Giovanni in Monte, con matricola 11333, a disposizione dello «Ispettorato Regionale Emilia - Ufficio politico investigativo» della GNR.

Gli stessi registri annotano la sua uscita sempre in data 14 luglio, con la seguente annotazione: «esce per ordine ispettorato regionale emilia; consegnato a questura ausiliario».

Il Bortolani, insieme ai compagni con cui era stato arrestato, sarà prelevato da Renato Tartarotti, comandante della famigerata "C.A.S.", la Compagnia autonoma speciale dipendente direttamente dal Questore Giovanni Tebaldi. Secondo testimonianze rilasciate in occasione del processo a Tartarotti, tenutosi nell'estate 1945 (**), una volta ricevuto l'ordine dal questore, egli quella notte si presentò negli uffici della questura per chiedere le manette occorrenti al prelievo di cinque detenuti da San Giovanni in Monte; non trovandone avrebbe annunciato che li avrebbe legati con della corda. Di lì a poco i funzionari della questura che si trovavano di turno avrebbero udito numerosi spari provenienti da un luogo vicino, destinati a protrarsi per un'ora e un quarto, alternandosi tra brevi raffiche e colpi isolati.

I corpi delle cinque vittime, crivellati di colpi, saranno lasciati il giorno successivo in esposizione sulla piazza, con i cartelli «Giustiziati perchè trovati in possesso di armi» e «Posto di ristoro per i ribelli». Al mattino sopraggiungerà anche la madre dei fratelli Muzzi, che gettatasi sui corpi dei figli in uno sfogo disperato griderà, prima di essere allontanata: «Perché me li hanno uccisi? Non avevano fatto alcun male. Non è vero che avessero armi...erano dei ragazzi!».

In data 15 luglio sul quotidiano bolognese "il Resto del Carlino" compariva il solito articolo, contenente le usuali farneticazioni propagandistiche e falsità:

«Repressione in atto. Cinque terroristi giustiziati. La prefettura comunica: All'alba del 14 corrente sono stati giustiziati cinque componenti di una banda di terroristi che si era resa responsabile - nelle ultime settimane - di numerosi omicidi e ferimenti, ai danni di militari italiani e tedeschi e di fascisti. I criminali, tutti trovati in possesso di armi, e ampiamente confessi dei loro delitti, sono i seguenti: Musi Amato (omicida); Musi Decimo (propagandista e omicida); Galletti Guerrino (capo settore G.A.P. e omicida); Cervellati Luciano (capo banda, omicida e sabotatore) e Bortolani Giovanni (dirigente comunista e omicida). (...) La fucilazione dei cinque terroristi servirà di monito ad altri criminali assoldati dal nemico che intendono persistere nello svolgimento della loro attività contraria alla nazione e al popolo».

Le 5 salme nel frattempo erano state trasferite all'istituto di Medicina legale, in via Irnerio, dove saranno rintracciate, dopo affannose ricerche, dal padre di Cesare Cervellati (***), il quale una volta appreso dal giornale dell'avvenuta fucilazione, anche grazie alla sua funzione di pompiere riuscirà a seguirne il destino fino alla sepoltura (che nei progetti della Questura avrebbe dovuto essere segreta e anonima), che avverrà il 22 luglio in un'area esterna del cimitero di Borgo Panigale, dove nel dopoguerra saranno recuperate.

Riconosciuto partigiano dall'apposita Commissione regionale, con ciclo operativo dall'1 novembre 1943 al 14 luglio 1944.

NOTE:

(*) Testimonianza di Lina Serenari, in Luciano Bergonzini, La Resistenza a Bologna. Testimonianze e documenti, Bologna, ISB 1980, vol. V, p. 595-596

(**) Fotocronaca completa del processo Tartarotti condannato a morte mediante fucilazione alla schiena dalla Corte di Assise Straordinaria di Bologna, Società Tipografica Editrice Bologna, Bologna 1945, p. 14

(***) Testimonianza di Cesare Cervellati, in Luciano Bergonzini, La Resistenza a Bologna. Testimonianze e documenti, Bologna, ISB 1980, vol. V, p. 912


FONTI PRINCIPALI:

- Dizionario biografico degli Antifascisti di Bologna e provincia

- Registri matricola del carcere di San Giovanni in Monte

 

Rif: FUCILATO IN PIAZZA-4340



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