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DEPORTATO POLITICO

BARONCINI ANGELA

Nata il 20 luglio 1923 a Bologna (BO)
Residente a Bologna (BO)
Arrestata il 24 febbraio 1944 a Bologna (BO)
Luoghi di detenzione: carcere di Bologna, campo di Fossoli, Verona
Deportata a Ravensbrueck il 2 agosto 1944
È sopravvissuta alla deportazione
nessun numero assegnato

Baroncini Angela, detta Lina, da Adelchi e Teresa Benini, nata il 20 luglio 1923 a Bologna; lì residente, in via Rimesse n. 25. Impiegata.

Il padre Adelchi, attivo nella Resistenza cittadina, aveva coinvolto anche tutta la famiglia, che lo aiutava con convinzione, trasformando l'abitazione in una stamperia segreta di pubblicazioni e volantini politici antifascisti, che le tre figlie componevano o copiavano con la macchina da scrivere e poi ciclostilavano.

A causa di una spiata il 24 febbraio 1944 venne Adelchi Baroncini è arrestato dalla Gestapo sul luogo di lavoro, le officine O.A.R.E., Officina Automezzi Riparazioni Esercito. Nel frattempo la polizia tedesca si era recata a casa sua, dove aveva trovato la moglie e le figlie e scoperto il deposito di stampa clandestina e le macchine per produrla.

Adelchi e Lina, che tentò di addossarsi la colpa anche per le altre sorelle, vennero condotti nelle celle del comando bolognese della Gestapo, in quel momento ancora in viale Risorgimento, dove rimasero fino al 22 marzo sottoposti a torture ed interrogatori, per poi raggiungere in carcere a San Giovanni in Monte le altre due sorelle e la moglie, che vi si trovavano fin dall'arresto.

Il 6 maggio 1944, con un gruppo di altri detenuti politici tutta la famiglia Baroncini fu trasferita al campo di concentramento e transito di Fossoli, in attesa di deportazione.

Adelchi sarò inviato al campo di Bolzano e da lì il 5 agosto deportato a Mauthausen, da dove non farà ritorno.

Le quattro donne attenderanno fino al 2 agosto, quando dopo una tappa a Verona verranno caricate in un vagone piombato diretto al lager di Ravensbrueck, dove giungeranno il 6.

Qui Lina riceve la matricola n. 49552.

Oltre il padre, anche la madre e la sorella Jole non sopravvivranno alla deportazione.

Riconosciuta dalla apposita Commissione regionale partigiana nella 7a brigata Garibaldi GAP Gianni, con ciclo operativo dall'1 dicembre 1943 alla Liberazione.

Ha reso testimonianza in L. Beccaria Rolfi-A.M. Bruzzone, Le donne di Ravensbrueck. Testimonianze di deportate politiche italiane, Torino, 1978.

Il 10 gennaio 2020 una "pietra d'inciampo" per ognuno dei cinque componenti la famiglia Baroncini è stata posta davanti all'ingresso della residenza di Via Rimesse n. 25.


FONTI PRINCIPALI:

- Mantelli-Tranfaglia, Il libro dei deportati, vol. I

- Registri matricola del carcere di San Giovanni in Monte

- Dizionario biografico degli Antifascisti di Bologna e provincia


Rif: DEPORTATO POLITICO-2016



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