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DEPORTATO POLITICO

BARONCINI ADELCHI

Nato il 4 novembre 1889 a Conselice (RA)
Residente a Bologna (BO)
Arrestato il 24 febbraio 1944 a Bologna (BO)
Luoghi di detenzione: carcere di Bologna, campo di Fossoli, campo di Bolzano
Deportato a Mauthausen il 5 agosto 1944
Non è sopravvissuto alla deportazione
nessun numero assegnato

Baroncini Adelchi, di Primo e Silvia Caravita, nato il 4 novembre 1889 a Conselice (RA). Residente a Bologna, in via Rimesse n. 25.

Coniugato con Teresa Benini, padre di tre figlie Jole, nata nel 1917, Angelina, detta Lina, nata nel 1923 e Nella, nata nel 1925.

Lavorava come operaio meccanico alla O.A.R.E., Officina Automobilistica Riparazioni Esercito.

Attivo nel nascente movimento di resistenza cittadino, aveva coinvolto anche tutta la famiglia, che lo aiutava con convinzione, trasformando l'abitazione in una stamperia segreta di pubblicazioni e volantini politici antifascisti, che le tre figlie componevano o copiavano con la macchina da scrivere e poi ciclostilavano.

A causa di una spiata il 24 febbraio 1944 è arrestato dalla Gestapo in officina insieme anche ad Antonio Celin e Armando Mazzoli, tutti accusati di sabotare la produzione bellica. Nel frattempo la polizia tedesca si era recata a casa sua, dove aveva trovato la moglie e le figlie e scoperto il deposito di stampa clandestina e le macchine per produrla.

Adelchi e la figlia Lina, che tenta di addossarsi la colpa anche per le altre sorelle, sono condotti nelle celle del comando bolognese della Gestapo, in quel momento ancora in viale Risorgimento, dove rimangono fino al 22 marzo, sottoposti a torture ed interrogatori, poi raggiungeranno a San Giovanni in Monte le altre due sorelle e la moglie, che vi si trovavano fin dall'arresto. Qui Adelchi è registrato con la matricola 10091.

Il 6 maggio 1944, tutta la famiglia Baroncini è trasferita insieme, ad un gruppo di detenuti politici, al campo di concentramento e transito di Fossoli.

Le quattro donne vi rimarranno fino ai primi giorni di agosto, quando dopo una tappa a Verona verranno caricate in un vagone piombato diretto al lager di Ravensbrueck, da cui torneranno solo Nella e Lina, mentre Adelchi è trasferito al campo di Bolzano-Gries, e da qui deportato a Mauthausen il 5 agosto 1944, nel primo trasporto messo in partenza dal nuovo Durchangslager sudtirolese con oltre 300 prigionieri politici.

Giunge nel lager austriaco il 7 agosto, ricevendo la matricola 82267 e la classifica di Schutzhaeftlinge, con il triangolo rosso; mestiere dichiarato: meccanico.

È in seguito assegnato al sottocampo di Gusen.

Risulta deceduto il 3 gennaio 1945 nel Erholungsheim ("convalescenziario") del castello di Hartheim, presso Linz, che fungeva da luogo di eliminazione dei detenuti di Mauthausen e Dachau ormai inabili al lavoro attraverso camera gas o iniezione, nell'ambito della operazione segreta denominata in codice «14f13». Lo stesso luogo in precedenza aveva funzionato come una delle sedi del programma «T4» per la eliminazione segreta di civili tedeschi disabili, malati mentali o terminali.

Riconosciuto dall'apposita Commissione regionale partigiano nella 7a brigata Garibaldi GAP «Gianni», con ciclo operativo dal 9 settembre 1943 al 3 gennaio 1945.

Una lapide che lo ricorda è stata apposta nel cortile del castello di Hartheim, oggi memoriale e centro di documentazione sulla cosiddetta "operazione eutanasia".

È ricordato anche nel Sacrario di piazza Nettuno a Bologna.

Il 10 gennaio 2020 una "pietra d'inciampo" per ognuno dei cinque componenti la famiglia Baroncini è stata posta davanti all'ingresso della residenza di Via Rimesse n. 25.


FONTI PRINCIPALI:

- Mantelli-Tranfaglia, Il libro dei deportati, vol. I

- Registri matricola del carcere di San Giovanni in Monte

- Dizionario biografico degli Antifascisti di Bologna e provincia


Rif: DEPORTATO POLITICO-2014



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