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LAVORATORE COATTO

ALPI LILIANO

Nato il 31 maggio 1920 a Ferrara (FE)
Residente a Castel del Rio (BO)
Catturato il 31 maggio 1944 a Castel del Rio (BO)
Luoghi di detenzione: carcere di Prato, campo di Fossoli, Mauthausen
Luoghi di lavoro nel Reich: St. Valentin
È sopravvissuto
nessun numero assegnato

Alpi Liliano (già Terzani Liliano), di N. N., nato 31 maggio 1920 a Ferrara; residente a Castel del Rio (BO), in località Gazzolino.

E' catturato, insieme ad alcune decine di giovani di Castel del Rio, nell'ambito di una operazione organizzata da tedeschi ed esponenti fascisti locali al fine di rastrellare gli uomini delle classi comprese tra il 1914 e il 1927. Un ordine del comando militare germanico datato 29 maggio 1944 a firma del podestà invitava a presentarsi il giorno 31 con i rispettivi documenti militari alla locale casa del fascio per chiarimenti, ma si trattava di un tranello. Una volta presentatisi gli uomioni sono trattenuti con la forza nei locali, poi trasferiti al comando tedesco presso Palazzo Alidosi, da dove alle 4 del mattino dell'1 giugno in quarantasette sono inviati dentro quattro camion a Prato, per essere detenuti nel castello, dove già erano stati fatti affluire altri giovani catturati in operazioni analoghe avvenute quasi contemporaneamente in vari paesi dell'appennino tosco-emiliano orientale.

Dopo inutili interventi di famigliari e sacerdoti, il 12 giugno sono tutti trasferiti al campo di transito della polizia tedesca di Fossoli di Carpi.

Ricorderà dopo la guerra lo stesso Liliano Alpi:

"Quelli di Prato furono giorni interminabili di attesa, di fame e di angoscia. stavamo insieme a piccoli gruppi, secondo l'amicizia, la parentela e la zona di provenienza. Venne a trovarmi mio padre Lorenzo assieme a Getullio Vannini e mi portò qualcosa da mangiare e da vestire; ci parlammo per una decina di minuti nella sala comune fra tanti altri carcerati, sotto il controllo delle guardie. Poi i saluti dolorosi nella completa incertezza del futuro, cercando di mascherare quello che avevamo dentro. Nel carcere intanto ci facevano propaganda per l'arruolamento nella R.S.I., con promesse varie; ma nessuno che ioi sappia, accolse l'invito. Qualche mattina dopo, all'alba ci caricarono su circa quaranta automezzi, una dozzina di uomini per camion con tre tedeschi di scorta, e partimmo in colonna verso nord. A Rioveggio il nostro camion si guastò e restammo lì fino a sera tra l'indifferenza della gente; finché non fu riparato. A notte, passato Carpi, giungemmo a Fossoli."

Nel Dulag carpigiano i rastrellati, dopo la rasatura e l'immatricolazione, con la consegna del triangolo rosso da cucire sulla giacca, resteranno per un tempo variabile, la maggior parte per pochi giorni, altri fino alla fine di luglio..

Liliano Alpi, continua il suo racconto:

"Partii da Fossoli verso la metà di luglio col primo contingente [ma è probabile invece sia partito in giugno, con il contingente che arriverà a Mauthausen il 24], forse scelto a caso, e a Verona fui messo su un carro bestiame assieme ad altri quaranta. Il convoglio si fermò a Bolzano: passavano di lì i politici, gli ebrei, i pericolosi e fermarsi a Bolzano voleva dire essere destinati a Mauthausen per proseguire per i campi di lavoro, come avvenne per la maggior parte di noi; o restarvi per lo sterminio, come Sergio Simonetti e Nevio Baraccani che non tornarono più. Al Brennero un SS entrò nel vagone e per fare silenzio si mise a sparare sul pavimento come un pazzo: voleva avvertirci che quella era la musica che ci aspettava di là della frontiera. Giungemmo a Mauthausen il giorno dopo e vi restammo dodici giorni. Ci fecero la fotografia e ci consegnarono una tessera di lavoro che conservo tuttora. fatta in luglio, doveva essere rinnovata tassativamente ogni anno: gente di grandi speranze, i tedeschi... Con sei di Castel del Rio fui mandato a lavorare in una fabbrica di panzer a S. Valentino di Linz e dormivamo nel lager della fabbrica: Palladini, Poggiali, Righini Gino [più probabilmente è Natale], Monti Raffaele, Ferri Gino [più probabilmente è Luigi] e Prantoni. Lavoravamo 8-10 ore al giorno; nel tempo libero, io aiutavo spontaneamente nei campi i contadini dei dintorni per mangiare qualcosa. la fabbrica fu bombardata e quasi distrutta il 14 ottobre; ma tornò a funzionare presto. Sopravvissi abbastanza bene fino al 18 febbraio 1945, quando fui incarcerato per un paio di stivaletti avuti per sette sigarette da un francese. Lui li aveva presi - non so come - all'ingegnere capo fabbrica e fu ucciso di botte, letteralmente: un qualsiasi tedesco, allora, poteva fare questo con un prigioniero! Rimasi in carcere fino al 6 maggio 1945, quando giunsero a liberarci i soldati americani." (*)

Rimarrà in attesa del rimpatrio in Italia fino al 29 giugno 1945.

NOTE:

(*) La testimonianza è tratta da: Lorenzo Raspanti, Castel del Rio 1944: storia di una deportazione in massa, in Pagine di vita e storia imolesi, Edizioni Cars, Imola 1990, pp. 211-212


FONTI PRINCIPALI:

- Orazi, La deportazione nel Terzo Reich dall'archivio dell'Aned imolese

- CIDRA, archivio ANED Imola

ALTRE FONTI:

- Lorenzo Raspanti, Castel del Rio 1944: storia di una deportazione in massa, in Pagine di vita e storia imolesi, Edizioni Cars, Imola 1990

Rif: LAVORATORE COATTO-3010



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